Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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NorthSide 2018 • Day 1

NorthSide 2018 @ Ådalen, Aarhus – Denmark // June 7, 2018
D A Y  1

“Sara, chiediamo un photo pass per il NorthSide quest’anno? C’è un sacco di roba ciccia da fotografare!”
“Si, certo… ma dato che ci sei, scrivi anche un articolo alla vez?”
“Ah, dì… va bene…”Dato che state leggendo questo articolo, l’accredito ce l’hanno dato e sono stati tre giorni di sole e musica pazzeschi: tanti gruppi interessanti, ma soprattutto… il sole!!!

Partiamo con ordine: cos’è il NorthSide. Il NorthSide è un festival che si svolge ad inizio giugno ad Aarhus, in Danimarca.
Il festival è piccolo se lo vogliamo comparare ai nomi di grido tipo Primavera o Roskilde, solo tre palchi, due principali e uno più piccolino, che si alternano, quindi se uno proprio ha zero voglia di muoversi, si può piazzare sul prato e con una rotazione di testa di circa 90° seguire tutta la giornata con la comodità di un arbitro di tennis: palco blu, palco verde, palco blu, palco verde… una birra eco, un hamburger bio, un calice di champagne o un piatto di sushi e cosa si vuole di più dalla vita? Ah si, il sole. Tre giorni di sole. Ma sole caldo, di quello da mettersi il cappello e preoccuparsi della crema solare… una cosa, qui, che non si vedeva dal 2015 – e non parliamo dell’anno scorso e delle piogge torrenziali e del fango e della lecca fino alle caviglie!

Il NorthSide non è solo una lista di gruppi che suonano sui palchi, è tutta un’esperienza a 360°, che va dall’accoglienza all’ingresso con tanto di maggiordomi e governanti che danno il benvenuto con ventilatori portatili e vaporizzatori d’acqua, alla zona nel bosco con le casette dove potersi far fare un’acconciatura e farsi mettere coroncine di fiori freschi (alla faccia tua, Coachella, altroché le tue coroncine di fiori di plastica) al tendone del grande circo del SideShow, dove ogni giorno giocolieri, danzatrici a artisti circensi di ogni genere si esibiscono a contorno di quella che è una grande festa.

Quest’anno poi, dopo un paio di anni con lineup un po’… come dire… scarne, gli organizzatori hanno deciso di riempire le giornate di tutto quello che una cresciuta a pane e Velvet come me potesse mai desiderare: vuoi il rock di quello da fare pogo nel polverone? Ti diamo i Queens of the Stone Age! Hai una vena brit pop che ancora non si è prosciugata? Ti portiamo Liam Gallagher, che anche se canta con la posa da umarèll, quando fa i pezzi degli Oasis emoziona ancora tanto. Vuoi il gruppo unicorno che hai visto 14 anni fa e te lo ricordi come un bel sogno? Abbiamo gli A Perfect Circle e riesci pure a vedere Maynard in faccia – che diciamocelo, non è ‘sto gran bel vedere ma bontà divina che voce che ha! E poi Björk, che continua a fare la solita musica criptica islandese, ma ha un palco favoloso, con piante e fiori gonfiabili enormi che proteggono le sue flautiste, e le maschere a forma di orchidea, e lei, un po’ madre natura un po’ Poison Ivy e sempre tanto folletto…
Ci sono stati anche Beck, loser come sempre, e Father John Misty, fascinosamente marpione; The National, sempre a proposito di musica piaciona, che solitamente avrebbero il ruolo di headliner ma qui erano infilati tra APC e QOTSA, santa abbondanza!

Se il giovedì, primo giorno di festival, era stato intenso con Björk, Mike D, The War On Drugs, e il sabato relativamente rilassato con Father John Misty e Beck, il venerdì è stato un susseguirsi delirante di concerti meravigliosi, un’abbuffata di musica di quelle da uscirne stordito, come quando metti su un disco dopo l’altro dei tuoi artisti preferiti però invece di essere in uno stereo sono su un palco e non devi neanche scegliere che disco ascoltare ma fanno tutto loro e ti suonano e cantano il meglio di quello che hanno, a partire dai Rival Sons alle 15:00 per finire alle 2 di mattina con gli MC50, che magari a molti come nome non dicono niente, ma è stato un evento praticamente unico con Kim Thayil dei Soundgarden al basso e Matt Cameron dei Pearl Jam alla batteria. Lo ammetto: ero andata completamente in banana il venerdì, presa da una foga concertaiola come non si vedeva da un pezzo e ancora oggi non mi rendo bene conto di essermi vista così tanta bella roba in soli tre giorni!
A mente fredda però, e alla luce dei concerti di questi giorni in Italia, sale anche una riflessione amara: fondamentalmente, con un giorno di NorthSide, in Italia avremmo visto due mesi di *nomedicittàacaso*Rock!, quindici rassegne e “tre eventi straordinari unici ed imperdibili”… perchè qui invece è un festival, e nemmeno il più blasonato del paese?

Con questo pensiero e qualche numero significativo vi lascio alle foto, che spero dicano più di quello che sono riuscita a dire io in questo report alla vez!

Il mio NorthSide in numeri:
• 3 giorni
• 43 gruppi
• 22 gruppi visti
• 41.52 km camminati
• 483 km guidati
• (solo) 7 birre bevute
• 3570 foto scattate

Un grazie sentito va a Charlotte e allo staff del NorthSide, che mi hanno fatto sentire davvero a casa con i loro sorrisi e la loro gentilezza, oltre che a Carlo di The Front Row per la compagnia e la galanteria nel lasciarmi il posto nel pit per i Queens of the Stone Age.

Testo e Foto: Francesca Garattoni

The War On Drugs
Mike D
Future Islands
Richie Hawtin
Warpaint
Thundercat
Greta Van Fleet

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