Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Soviet Soviet

Non era la prima volta che seguivo i Soviet Soviet in tour; lo avevo fatto già a primavera scorsa in centro-nord Europa (Svizzera, Germania, Austria..).

Ora toccava all’est! Quattro fulminee date, senza day-off e giri turistici, un dai e vai veloce e poi tutti a casa.

Io sarò il loro fotografo ed il loro driver.

Prima tappa Bratislava, Slovacchia. Il furgone è carico e la prima parte del viaggio è sempre la più lunga.

Andrea, Alessandro e Matteo mi raccolgono a Rimini Nord, tappa a Bologna per far salire il fonico di fiducia Andrea (Cosmo, ndr.) e poi dritti verso la prima tappa.

Arriviamo a Bratislava a metà pomeriggio dopo oltre 8 ore di strada, la luce sta scendendo, il morale è alto.

Il locale in cui suoneranno è il Kulturak, un club underground più simile a un vecchio night; nascosto, sudicio, sottoterra ma assolutamente affascinante.

Sound check, qualche birra e parte la serata con il live della band di supporto.

Sono le 20:30, scordiamoci gli orari italiani: si inizia presto, si finisce presto! I live dei Soviet sono sempre carichi di energia ed il pubblico, che presenzia numeroso, risponde equamente evolvendosi quasi a creatura mistica in simbiosi con la band.

Andrea, voce e basso, si scalda subito dopo i primi pezzi e inizia a vorticare su se stesso pestando le corde peggio di un fabbro slovacco.

Le chitarre dilatate e precise di Matteo riempono di melodia la pressante parte ritmica di Alessandro che va avanti come una mietitrebbia. Il pubblico canta, balla e si gode un’ora e dieci di concerto senza mai fermarsi.

Gli slovacchi già conoscono i Soviet e stasera hanno avuto la conferma della loro carica esplosiva.

Qualche birra e a letto presto, domani si riparte, Praga ci attende!

Il giorno dopo arriviamo a Praga in circa tre ore di viaggio, si arriva al locale in una zona aldilà del fiume, uno scenario quasi post-bellico e di periferia, anche qui sottoterra, qualcosa di simile ad un girone dantesco, mattoni a vista e luci rosse.

Non è la prima volta dei Soviet a Praga, e lo si vede subito dall’incitamento febbricitante del pubblico che alla prima nota del basso di Andrea si lascia andare in danze ancestrali e di sinistra natura!

Il palco suda, la band impazzisce e il giro di basso del leader non dà scampo alle gambe dei presenti che non riescono a stare fermi sulle note di Pantomime o di Endless Beauty.

A fine concerto i fan si fermano a parlare con la band, è già ora di tornare in albergo per riposare e partire per la prossima tappa: Budapest.

Dopo un viaggio di cinque ore circa arriviamo nella capitale ungherese.

La venue è un festival (Vanishing Point) all’interno di un enorme complesso (Durer Kert), districato di sale, corridoi e giardini. Un posto incredibile.

L’accoglienza è ottima, ci sanno fare gli ungheresi! I Soviet saranno tra gli headliner della serata e dopo intervista e foto per un blog locale è ora di iniziare.

Il pubblico è davvero numeroso e nel backstage la tensione si affoga tra risate, sigarette e birre.

Salgono sul palco e come sempre la miccia si riaccende, i pezzi scorrono veloci e l’energia è assolutamente palpabile; Fairy Tale, Surf a Palm, Ecstasy

Il pubblico si dimena ed Andrea non è da meno, tanto da ribaltarsi letteralmente sul palco. Si finisce con distorsioni e noise psichedelici, quasi a salutare in catarsi gli avventori del Durer Kert.

Una bomba!

Si smonta e si torna in albergo. L’ultima tappa è Zagabria, ma me la perdo: alla frontiera croata mi chiedono, oltre alla patente, la carta d’identità che da buon fesso avevo lasciato in Italia.

No pasaran! La band andrà comunque a suonare e il giorno dopo li incontro a Lubiana. E poi si torna a casa.

Alla fine di questa avventura siamo tutti stanchi ma sicuramente più che soddisfatti.

I Soviet Soviet si confermano una ottima band live, con una energia incredibile, fin troppo intrappolata nel solo spazio digitale di un disco.

La risposta del pubblico estero è davvero incredibile ed intensa. I nostri italianissimi Soviet Soviet sono seguitissimi in terra straniera e non hanno nulla da invidiare a band più affermate.

Il loro sound dal vivo è potente, graffiante ed è davvero difficile stare del tutto fermi.

Il consiglio spassionato è quindi quello di vederli in concerto, perché non ve ne pentirete.

 

Foto e Testo: Siddharta Mancini

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