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Intervista ai Modena City Ramblers – Riaccolti

In questo momento, mentre sono qui a scrivere questa intervista/chiacchierata, i Modena City Ramblers (MCR/Ramblers d’ora in poi) sono in studio per la registrazione live, del nuovo disco che uscirà prossimamente.

Ci saranno due esibizioni 17:00 e 21:00 davanti ad un fortunatissimo ristretto pubblico e le immagini e suoni che usciranno da questi due eventi saranno poi raccolte in un cd e dvd di prossima uscita.

Disco che per l’appunto sarà prodotto per la primissima volta con una raccolta di crowfunding, una grande novità per i MCR che dal 2014 ad oggi sono fieramente indipendenti sotto l’etichetta Modena City Records.

Disco n.17 della loro storia, iniziata nel lontano 1991, da allora ad oggi sono stati e sono tuttora un pilastro della musica indipendente italiana.

Con le loro sonorità uniche (specialmente all’epoca dell’esordio), che vanno dal tradizionale irish folk, al rock, al punk passando per sonorità dub e reggae, i MCR sono dei veri e propri sperimentatori, ma la radice più antica appunto, è quella della musica tradizional-popolare, e infatti questo disco, che sarà accompagnato con un tour invernale, sarà un disco di ritorno alle origini, alla loro condizione più primordiale, l’acustico.

 

Ciao Massimo (bassista ndr), come mai questa scelta?

Sono passati 20 anni da Raccolti, disco totalmente acustico, registrato in un pub irlandese della zona. Avevamo voglia di ricreare quel suono, che poi essenzialmente è quello da cui siamo partiti, quando nei primi anni ’90 cominciammo a suonare in giro con un repertorio di traditionals irlandesi.

Lo studio Esagono di Rubiera, dopo essere stato chiuso e smantellato, ha di recente riaperto con una nuova proprietà e  organizza anche eventi live all’interno della sala di registrazione (un vecchio casello del Parmigiano-Reggiano ristrutturato).

Così abbiamo pensato che poteva essere interessante riprendere una nostra esibizione acustica lì dove gran parte delle nostre registrazioni sono nate!

 

Vent’anni Anni da Raccolti, a mio avviso il più bel album acustico mai prodotto in Italia, dove la formazione è stata parecchio stravolta e cambiata, come è natura dei MCR “non sono un ensemble convenzionale ma una compagnia aperta”, quanto è difficile portare avanti un progetto musicale così completo e complicato come il vostro, con una formazione che ogni tot subisce qualche modifica? 

L’identità MCR e l’immaginario di cui si nutre la nostra musica sono talmente forti e condizionanti da esercitare una sorta di magnetica attrazione su chi fa parte della band. Non viviamo con difficoltà gli avvicendamenti, è come se fossimo una squadra di calcio, cambiano i giocatori, lasciando la loro importante storia ed esperienza tra i trofei in bacheca, ma lo schema, l’attitudine e la voglia di giocarcela restano  immutati!

 

Ci sarà qualche inedito come fu per Raccolti?  

Si, abbiamo per l’occasione scritto una ballad che si chiama, per l’appunto, Riaccolti. Il titolo, che poi sarà quello del disco dal vivo, è un chiaro rimando al disco di vent’anni fa. È una dedica alla storia di ognuno di noi, un invito a tenere sempre aperto il proprio cuore al ritorno, guardando però avanti.

 

“Un live è un live” e tutto può succedere, è successo qualcosa di strano e imprevisto durante la registrazione di questo disco? 

Fortunatamente nulla di troppo problematico! Sia noi che il pubblico eravamo un po’ intimoriti all’inizio, poi ci siamo lasciati andare e le vecchie e amiche mura dell’Esagono hanno di nuovo, come per tanti anni in passato, ‘riaccolto’ e fatto vibrare le nostre canzoni!

 

Chiaramente appena dici nuovo disco dei MCR tutti noi già immaginiamo una vostra esibizione dal vivo, perché i MCR sono una delle live band più produttive d’Italia, con ancora oggi sold out in tantissimi locali e piazza piene in tutta Italia. Dicci qualcosa su questo tour. 

Siamo già partiti con le prime date, è un tour che abbiamo anch’esso chiamato Riaccolti, pensando ai locali dove negli anni abbiamo suonato, molti dei quali purtroppo hanno chiuso, ma altri ancora ‘in trincea’ a lavorare con la musica cercando di proporre contenuti e musiche non omologate e indottrinate. Cosa per niente facile in questi tempi.

È una scaletta e un suono legato ai nostri esordi, le tipiche sonorità punk folk alla The Pogues da cui siamo partiti e alle quali nuovamente ci abbandoniamo per tutte le due ore del live. Rispetto al disco dal vivo registrato, totalmente acustico e senza basso, nei concerti non mancherà la ‘pompa’ di basso e batteria, ma per questo giro lasciamo a casa gli amplificatori e le chitarre elettriche!

 

Avete mai tenuto “un conteggio” di quanti live avete fatto? 

Lo abbiamo fatto in passato, poi, superato il migliaio, abbiamo perso il conto!

 

E’ passato più di un anno dall’ultimo disco Mani come rami, ai piedi radici, c’è anche del materiale inedito per un futuro disco?

Di pezzi inediti ne abbiamo sempre nel cassetto, assieme a Riaccolti abbiamo scritto anche altre cose che magari vedranno la luce in futuro.

Stiamo con calma pensando a cosa fare, piuttosto che il tradizionale disco, magari tra un anno o più, stiamo pensando non sia il caso, come già fanno molti artisti, di lavorare diversamente, mettendo on line in rete qualche pezzo ogni tanto, come fossero singoli o i vecchi EP, poi magari solo successivamente pubblicarli insieme su cd.

Ormai la musica è totalmente liquida, pensare alle canzoni come pezzi fisicamente legati a un disco è piuttosto riduttivo. Anche se poi, e il crowdfunding per Riaccolti lo testimonia, a nostro parere c’è sempre bisogno anche del supporto ‘reale’, cd o vinile, se non altro per il fan abituato a ‘possedere’ la nostra musica.

 

Lo studio Esagono di Rubiera è, per gli amanti dei Ramblers come me, una figura mitologica alla quale fare riferimento, li sono stati registrati i primi album dei MCR e da li veniva anche Kaba. Che significato ha per voi, dopo così tanti anni, suonare e registrare in questo luogo?

Quel luogo, a cui abbiamo dedicato Il posto dell’airone, con cui si apre il concerto lì registrato, non ha per noi eguali per le emozioni e i ricordi che ci legano ad esso. Io, Franco e Robby è dal 1994 che ci registriamo.

Al suo interno è nata gran parte della nostra musica, e ancora oggi ritrovo ad ogni mio passo tra quelle mura, vecchi ricordi, volti, storie, aneddoti. Ma non sono fantasmi, sono bellissime memorie che continuano a vivere in me!

Tornare nel casello, e trovarmi a suonare proprio nello stesso angolino di un tempo, è stato profondamente emozionante. Ho dovuto faticare nel concentrarmi sulle parti e l’esecuzione, perché rischiavo di non farcela a reggere emotivamente.

 

Da sempre vi siete contraddistinti oltre per le sonorità anche per l’impegno sociale, portato avanti non solo nelle canzoni, ma anche con viaggi nei sud del mondo, dove sono nate canzoni meravigliose e memorabili come Canzone dalla fine del mondo, o Radio Tindouf solo per citarne alcune, sembra quasi che vogliate lanciare una sfida, un messaggio: in questo momento così buio e drammatico per l’Italia, dove la luce della solidarietà fatica a brillare e tutto sembra doversi disgregare, “stiamo uniti, aiutiamoci” e, per la prima volta, siete voi a chiederlo al pubblico di stare ancora più vicini, con un crowfunding. Come vivete questo periodo storico? 

È davvero, sotto molti punti di vista, un periodo buio. La nostra società sembra sempre più condotta verso una deriva di ignoranza e indifferenza, testimoniata da ciò che ci arriva dalle cronache politiche e non.

Siamo sempre più distratti a scrutare la superficie delle cose che ci accadono, dentro noi e in mezzo agli altri, attraverso lo schermo di un telefonino. Perdendo di vista la reale dimensione della nostra esistenza, dei nostri sogni, delle nostre responsabilità, delle nostre capacità.

Ma basta alzare lo sguardo da questi piccoli schermi, e il nostro vero orizzonte è sempre lì ad attenderci. Basta poco per accorgersene, un sorriso per la strada, il volo di un uccello, un profumo che esce da una finestra, una frase di Luigi Ciotti o Mimmo Lucano. La vita reale.

Con le sue scelte e tutti i suoi problemi, che non possono mai essere delegati o, ancor peggio, affidati nelle loro semplicistiche ed interessate soluzioni da “facebook like” a quegli inquietanti personaggi che oggi ci governano.

 

Sono previsti nuovi viaggi? E in caso dove?

Per ora nulla di particolarmente “esotico” sotto il nostro sole. Il nostro viaggio, come sempre negli ultimi anni, è un viaggio su e giù per l’Italia. Un viaggio che si nutre di strade provinciali, piccoli paesi, storie di periferia, volti e racconti dai quali è bello farsi ‘riaccogliere’…

 

    

Modena City Ramblers jamming nel deserto, Tindouf, 2002

 

Una domanda che mi sono sempre fatto, conoscendovi da tempo e sapendo che ognuno di voi è un vero e proprio polistrumentista. Tolta la situazione più radicale e punk dove avete una formazione abbastanza delineata e precisa, quando vi ritrovate in una condizione come questa, acustica, e le possibilità di spaziare nelle sonorità di plettri e archi sono veramente infinite, come decidete “chi suona cosa?!?”

Personalmente ho volutamente, è solo per questo evento particolare, abbandonato il basso, per provare a lavorare, come band, su uno spettro sonoro diverso dal solito.

Cercare di dare ai brani della scaletta un nuovo equilibrio, più legato al folk e alle esibizioni da pub. Ho imbracciato prevalentemente la chitarra acustica dedicandomi alle semplici ritmiche e lasciato a Francesco e al nostro più recente ‘acquisto’, il ‘comandante’ Gianluca Spirito, il piacere di spaziare tra una grande varietà di strumenti tradizionali a plettro, dal bouzuki irlandese alla chitarra battente del nostro folklore fino al quatro venezuelano.

La scelta di ‘chi suona cosa’ è avvenuta in modo spontaneo e in base anche alle capacità tecniche di cui si dispone, e al proposito, da umile bassista punk, sapevo benissimo fin dove potermi spingere! 🙂

 

Una domanda per chiudere: sul serio Dudu si priverà del suo kilt?!? 

Assolutamente sì! Di ben due suoi kilt, i primi usati, nei tour del 2014 e 2015! Cosa non si fa per accalappiare raisers!!!

 

Lasciate un messaggio per “i Vez” che leggeranno questa intervista!

Un grande abbraccio a tutti i “Vez” dal cuore giovane e dalla voglia immortale di condividere con gli altri la camminata sul lato soleggiato della strada!

 

      

 

Modena City Ramblers @ Rock Planet, dicembre 2017

 

Grazie di cuore per questa intervista e “mucha mierda” per quest’avventura!

Forza Vez, ora è il nostro momento, clickiamo sul link e partecipiamo al crowfunding 😉

Noi di Vez Magazine, li incontreremo e fotograferemo per voi il 15 Dicembre al Vidia di Cesena!

Per chi volesse approfondire la loro carriera lascio il link alla cara vecchia Wikipedia.

 

Testo e foto di repertorio: Michele Morri

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