Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Giorgio Canali & Rossofuoco @ Kalinka

• Giorgio Canali & Rossofuoco •

Kalinka Arci (Carpi) // 07 Dicembre 2018

 

Faccio subito una premessa: sono di parte.

Ciò non significa che non sarò obiettivo nel racconto di quello che ho vissuto ma, semplicemente, sono convinto che per raccontare bene una storia la devi vivere, conoscere, devi prendere posizione, come fosse un reportage di guerra; ti ci devi immergere.

Ed è quello che ho fatto mentre fotografavo Giorgio Canali & Rossofuoco al Kalinka Arci di Carpi questo venerdì, ed è quello che sto facendo ora mentre scrivo queste righe.

Sono arrivato al Kalinka senza alcuna aspettativa, nonostante conosca Giorgio e la sua musica corroborante e intensa da anni ormai.

Sono le 22,30, il club si riempie lentamente ed attendo l’inizio dei concerti con qualche immancabile birra. Opening act è Prevosti, un ragazzo di Vicenza munito di acustica e la sua voce tranquilla ma sicura.

Inizia dopo circa un’ora, qualche brano e inaspettatamente salgono sul palco Giorgio Canali e Steve Dal Col per accompagnarlo in un paio di pezzi.

Poi torna il buio e il silenzio, che precederà l’inizio del concerto dei Rossofuoco. L’ultimo album della band, di cui spero di poterne parlare a parte, ha un titolo insolito e sinistro e pare uno schiaffone diretto che lascia poco spazio all’immaginazione: “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro”.

E allora l’intro non poteva che essere un suono sordo e costante di tuoni e pioggia. Ma senza merda.

Giorgio e la band salgono on stage, è tutto rosso e tutto nero, atmosfera lisergica.

Alla batteria troviamo il solito “martello” Luca Martelli (Litfiba, Atroci e Mezzosague, ndr) batterista dei Rossofuoco dagli esordi, poi Marco Greco, altro storico componente, al basso mentre alla seconda chitarra Steve Dal Col (già Frigidaire Tango).

Si parte subito con i pezzi del nuovo album, Aria Fredda del Nord e la sarcastica e lucida Piove Finalmente Piove.

Gli avventori del Kalinka sono un gruppo eterogeneo di tutte le età, dai vecchi aficionados dei CCCP e CSI alle “nuove leve” pronti a farsi spettinare dalle chitarre noise di Canali e dal trapano instancabile di Martelli.

Giorgio è senza ombra di dubbio in forma, forse come non lo avevo mai visto prima e le canzoni si susseguono veloci. In scaletta molti pezzi dal nuovo album, intervallati da qualche inaspettato brano; fuori molte perle che in realtà non mi sarebbe dispiaciuto sentire.

Emilia parallela, lampante richiamo a quella paranoica dell’ex compagno (in tutti i sensi) Ferretti, è una mitragliata sanguinante e meravigliosa dalla quale, ebbene sì, la merda in faccia ti arriva!

Poi Messaggi a Nessuno calma le acque e ci trasporta nel mondo di Canali e delle sue parole. Parole che conosciamo tutti ma che evidentemente lui riesce a darne un ordine tale e un senso che ti viene da dire: porca di quella puttana!

Parafrasando Agnelli verrebbe da dire: ho tutto intesta ma non riesco a dirlo. Ecco. Canali ci riesce benissimo invece.

L’italiano è una lingua meravigliosa e Canali, tra una bestemmia e un “merda” ne è pieno padrone. Insomma frasi come “..puoi inseguire le nuvole che corrono incontro al loro destino, precipitare leggero come la pioggia di Marzo, sperando di caderti vicino” hanno un potere incredibile, disarmante e non puoi che rimanerne rapito, avvolto.

Pelle d’oca.

Lo show continua veloce e graffiante, i suoni sono ottimi, la voce di Giorgio è chiara e la rabbia, la denuncia, il rifiuto escono tutte insieme in un amalgama di suoni e luci e parole.

Parole sì, le parole sono importanti. Canali non le manda a dire. E non ama particolarmente i cori!

Lo noto in particolare a fine concerto, quando partono le note di Precipito, brano che amo, conosciuto praticamente da tutti i presenti, che si lasciano andare in cori da stadio.

Ebbene succede che Canali cambia le dinamiche vocali, anticipando o posticipando i versi spiazzando tutti noi. Fanculo i cori, io la canto come cazzo mi pare, sta pensando Giorgio! Quel burbero buono di Giorgio!

Tanto burbero da incazzarsi alle richieste del pubblico di suonare questo o quel pezzo: “Non sono un cazzo di jukebox”, tuona al microfono!

Ma poi alza il calice e brinda con noi!

E così si arriva alla fine, dopo quasi una ventina di brani, intensi, diretti come coltellate, senza ruffianismi ma con la sincerità che da sempre lo contraddistingue.

Come ho scritto all’inizio sono di parte, è vero, ma è incontrovertibile che Giorgio Canali e i Rossofuoco siano una delle realtà più apprezzabili e genuine della scena musicale italiana.

Canali ha ancora molto da dire e con questo nuovo album e questo concerto lo ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno.

Si meriterebbe sicuramente l’ascolto di un pubblico più vasto ma che importa, va bene così e ce lo prendiamo con il suo pessimismo urticante e verace, o come lo definisce lui stesso “nichilismo cosmico”.

Fanculo i compromessi, fanculo i buonismi, fanculo il politicamente corretto, fanculo il mainstream, fanculo tutto e fanculo anche a questa recensione che dice e tutto e dice niente.

Ma soprattutto, vaffanculo le cicale (cit.)

 

SETLIST (accurata al 99%)

intro
Aria fredda del nord
Piove Finalmente Piove
Morire di Noja
Verita la Verità
Estaate
Falso Bolero
Undici
Emilia Parallela
Come Quando Fuori Piove
Messaggi a Nessuno
Fuochi Supplementari
Mostri sotto al letto
Ci Sarà
Vai Vai
1000
Bostik
Lezioni di Poesia
Nuvole senza Messico
Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio

Foto e Testo: Siddartha Mancini

 

Grazie a Locusta Booking e Big Time

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