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Beat Saber vi insegnerà a duellare contro la musica

Assuefacente, coinvolgente, allucinogeno. Quello proposto da Beat Saber è un avveniristico viaggio ancestrale, che fonde indissolubilmente due pulsioni connaturate nell’essere umano: la guerra e il ritmo.

Così come i tamburi conducevano gli eserciti al fronte, due spade laser “suonano” uno spartito che va affrontato, sconfitto, battuto, per l’appunto, facendo propria l’armonia imposta dal livello di turno, dalla traccia scelta tra le diciassette che compongono la playlist del software.

La produzione di Hyperbolic Magnetism, autentico fenomeno del momento tra gli appassionati di videogiochi e non, è un così detto rhytm game, un gioco musicale. Si avvale della realtà virtuale, tramite visori come Oculus Rift e PlayStation VR, per proiettare l’utente in un’ambientazione che strizza l’occhiolino agli scenari distopici di Blade Runner e a quelli iniettati di neon di Tron Legacy.

Un palcoscenico certamente asettico e di per sé poco scenografico, eppure ideale per ospitare la cascata di cubi che andranno letteralmente fatti a pezzi utilizzando una coppia di controller equipaggiati di accelerometri, che nel videogioco assumono le sembianze di due spade laser caratterizzate ognuna da un colore specifico.

Non bisogna solo tenere conto della direzione con cui menare il fendente, opportunamente segnalato sul cubo stesso. Quelli di colore rosso andranno colpiti con l’arma dell’identico colore, stesso discorso per i cubi blu, pena il progressivo abbassamento della barra della vita.

Ciò che sulla carta può sembrare il classico gioco da ragazzi, incitati dalle sonorità tecno, hip hop e dance che caratterizzano la soundtrack di Beat Saber, diventa materia per chi ha il ritmo nel sangue e un’ottima coordinazione occhio-mano.

Con un po’ di pratica si affinano certi automatismi, ma è innegabile che il livello di difficoltà sia settato verso l’alto, soprattutto quando selezionando certi brani ci si ritrova letteralmente sommersi dalle note, dai muri di plasma da evitare spostando tutto il corpo, dalle bombe che non aspettano altro che un erronea sollecitazione per esplodere.

La modalità Campagna, se non altro, si rivela accondiscendente, introducendo gradualmente gli ostacoli e aumentando progressivamente la velocità di comparsa dei cubi.

Tutto allenamento, ad ogni modo, in vista delle partite in cui potrete sbizzarrirvi liberamente nella modalità apposita, scegliendo in prima persona malus e livello di difficoltà predefinito.

L’efficacia del concept si palesa al di fuori del visore, oltre il mondo digitale già di per sé estremamente ipnotico.

Da semplici spettatori, seguendo l’andamento della partita direttamente sullo schermo a cui è collegata la console o il PC, ci si scopre coinvolti nel groove, nelle movenze di chi sta giocando, quasi fosse una sinuosa performance che diventa rito (tribale) a cui partecipare eseguendo i “passi” impressi nello spartito.

Il meccanismo funziona anche per merito alle tracce composte da Jaroslav Beck, DJ ceco con già all’attivo diverse collaborazioni in ambito videoludico. Brani come l’omonimo Beat Saber e $100 Bills, forti di beat potenti e decisi, favoriscono la trance agonistica e una fruizione fisicamente partecipata degli astanti.

Non esiste modo migliore per definire Beat Saber se non accostandolo alla figura retorica dell’ossimoro, tanto futuristico nella tecnologia che coinvolge e nell’ambientazione in cui proietta l’utente, quanto primordiale nelle emozioni e reazioni che suscita.

Avremmo sicuramente gradito una playlist più ampia, ci auguriamo che in futuro specifici aggiornamenti ovvino a questa problematica, ma è innegabile che Beat Saber sia tra le esperienze più affascinanti che la realtà virtuale abbia attualmente da offrire sia agli esperti, sia ai curiosi, magari amanti della buona musica, tutta da suonare e ascoltare, come noi.

 

Lorenzo “Kobe” Fazio

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