Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Riccardo Sinigallia @ Rework Club

• Riccardo Sinigallia •

 

 C I A O  C U O R E  T O U R

 

Rework Club (Perugia) // 15 Febbraio 2019

 

Quella appena trascorsa, oltre ad essere la seconda settimana di febbraio, è stata, con molta probabilità, anche la seconda settimana più impegnativa degli ultimi anni.

Per qualche congiunzione astrale o strana energia, ho percepito tutto in modo amplificato: impegni quotidiani, emozioni ritrovate, riflessioni costanti sull’esistenza. E tanta stanchezza, compresa.

<< Quindi tu stasera prendi la macchina e vai da sola a Perugia? >> – mi ha detto, sorpresa, la mia collega, venerdì, prima che mi lasciassi la porta dell’ufficio alle spalle, accennando un con la testa. Perché ci sono strade che senti il bisogno di percorrere. Luoghi in cui devi essere. Concerti a cui desideri fortemente partecipare, nonostante tutto, nonostante tutti.

Il luogo in questione è il Rework Club di Perugia, dove sono entrata tanto presto da vederlo riempire, persona dopo persona, da tutto il pubblico arrivato per la penultima data del Ciao Cuore Tour di Riccardo Sinigallia.

Un pubblico con delle caratteristiche precise, quello dell’artista romano: pacato, discreto, educato, attento. Degli ascoltatori che, sicuramente, conoscono non solo il suo profilo di cantante ma anche quello di autore, arrangiatore, compositore, produttore.

Chi lo segue, sa che cosa significano i nomi Tiromancino, Max Gazzè, Niccolò Fabi, ma sa anche meglio, e a memoria, le canzoni dei suoi quattro album, la connessione con i suoi videoclip, le collaborazioni in ambito cinematografico.

Chi lo ama, sa che Riccardo Sinigallia porta tutto ciò sul palco, quando sale con lo sguardo timido, il sorriso emozionato e le mani giunte, sulle note dell’intro di So delle cose che so, brano con cui si apre l’ultimo lavoro in studio.

Accanto a lui, Laura Arzilli, sua moglie, al basso (in complementarietà anche cromatica, nel colore della maglia di lei e delle tinte verde acqua della chitarra del marito), Francesco Valente alle cinque corde, Andrea Pesce alle testiere e Ivo Parlati alla batteria.

Dietro di lui, una scenografia in continua evoluzione: proiettate sugli schermi, lancette VU METER, dapprima analogiche, poi digitali, vibrano ai colpi di suoni concreti, fisici, naturali e meno elettronici di quanto si potesse immaginare.

Protagonista è il cuore che prende la forma dell’organo anatomico, pulsante in ogni arteria, per sciogliersi nei contorni colorati del disegno stilizzato, universalmente riconosciuto.

È cantato, celebrato all’unisono nella titletrack e in A cuor leggero, preceduto da una clip estratta dal film Non essere cattivo, di Claudio Caligari, di cui è la colonna sonora.

Luci soffuse illuminano, uno dopo l’altro, i personaggi raccontati nei brani. Coloro che non emergono e a cui Sinigallia confessa di essere così legato. Appare il Backliner, “comunuque fuori moda, mentre un’altra notte vola”. Le donne di destra, che si rintanano nei bagni e nella loro tristezza, “quando non escono la sera”.

C’è anche Dudù, con la sua pelle scura e l’amore per il ballo. Lo stesso amore per la danza che porta in scena la figlia di Riccardo, la bambina ritratta sulla copertina di Ciao cuore, con un balletto scatenato che termina con un passo a due assieme al padre.

Frangenti dinamici, nei quali l’artista si lascia andare trasportato dal calore del pubblico, si alternano a momenti di raccolta intensità: Se potessi incontrarti ancora, Niente mi fai come mi fai tu e Amici nel tempo sono eseguite al pianoforte, con un accompagnamento ridotto all’essenziale e la forza delle parole a riempire gli spazi e i silenzi.

Passato e presente del cantautore convergono, poi, un un attimo, o meglio ne La descrizione di un attimo, le cui note giungono come una rivincita, come una sorpresa, come un regalo per tutti noi.

Alla presentazione della band, seguono frasi di profondo riconoscimento per chi, negli anni, ha continuato a seguirlo, ad ascoltarlo, a rispecchiarsi nella sua musica e a capire la sua attitudine, così vera, di colui che suona a testa in giù.

Perché di Riccardo Sinigallia, oltre che l’indiscusso e confermato talento, è impossibile non apprezzare l’umiltà, l’umanità. La capacità di esprimere l’arte delle emozioni, la possibilità di cadere, rialzarsi e ricominciare.

Per Una rigenerazione, “scoprendo dentro al palmo della mano, un’altra immagine del nostro cuore”.

 

Grazie a 1Day

Testo: Laura Faccenda

Foto: Simone Asciutti

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