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Il “Club 27” in mostra alla Galleria ONO di Bologna

Esiste una maledizione nel mondo della musica, esiste un club esclusivo in cui nessuno spera di entrare. Stiamo parlando del “Club 27”.

Si tratta di un modo di dire, ormai entrato nella cultura popolare per identificare tutta una serie di morti, avvenute per lo più in modi misteriosi, che hanno avuto come protagonisti personaggi famosi del mondo del rock. Tutti scomparsi all’età di 27 anni.

Il “Club 27”  affonda le sue origini nel 1938 quando Robert Johnson, mito del blues muore a Greenwood, nel Mississippi.

Un personaggio dal passato controverso e dalla storia burrascosa e tormentata tanto che le leggende sulla sua figura iniziano a diffondersi quando l’uomo è ancora in vita e nel fiore degli anni. Pare infatti che fosse un chitarrista mediocre ma che, nel giro di poco tempo, abbia sviluppato delle doti fuori dal comune.

Nessuno era in grado di spiegare questo miglioramento così repentino e iniziò a diffondersi la voce che avesse venduto l’anima al diavolo per ottenere l’abilità come chitarrista. Un moderno Dr. Faust che anziché la conoscenza desidera l’abilità con lo strumento a sei corde.

Amante dell’alcool, delle belle donne e della musica troverà la morte a causa di questi 3 fattori. Sembrerebbe infatti che sia stato avvelenato dal gestore di un locale in cui si stava esibendo perché aveva flirtato con la moglie di quest’ultimo.

Una vita vissuta all’insegna di eccessi e feste sfrenate al limite della legalità. Ed è proprio l’abuso di droghe il principale responsabile della rovina di molti membri del Club 27.

E’ il caso di Brian Jones, fondatore e chitarrista dei Rolling Stones.

Se Mick Jagger, oggi settantacinquenne, continua a calcare i palchi con il suo amico Jones la vita non è stata così buona. L’uomo è stato trovato morto nella sua piscina, anche lui aveva solo 27 anni.

E’ il 1961 quando Brian conosce, durante un concerto all’Ealing Club di Londra, Mick Jagger e Keith Richards: un’incontro che cambierà per sempre la storia della musica. Jones fu il primo leader della band nonché colui che ne scelse il nome.

Un anno dopo i Rolling Stones si esibiscono per la prima volta a Londra e da quel momento la loro è una strada verso la leggenda. Nonostante il successo all’interno del gruppo iniziano ad esserci tensioni sempre più forti: differenze dal punto di vista artistico e screzi per questioni personali. Jones inizia a sentirsi escluso da Jagger e Richards, che invece sembrano giocare nella stessa squadra.

L’uomo troverà rifugio nell’alcol e nella droga che però inizieranno a renderlo estremamente inaffidabile. A causa di questi problemi il suo peso all’interno della band venne inizialmente ridimensionato e, nel giugno del 1969, verrà allontanato definitivamente dagli Stones.

Poco meno di un mese dopo, il 3 luglio, Brian verrà trovato morto in piscina. Il coroner dichiarò che si trattò di un incidente ma la sua compagna, Anna Wholin, affermò che fu assassinato da un costruttore. Altre voci invece sostengono che i responsabili della morte siano stati proprio Jagger e Richards.

Passa poco più di un anno e l’8 settembre del 1970 il mondo della musica deve dire addio al più grande chitarrista della storia: Jimi Hendrix.

Hendrix prenderà parte al primo festival rock della storia, il Monterey International Pop Festival, dove concluderà la sua esibizione dando fuoco alla chitarra.

 

(© Barry Wentzel)

 

Il mondo lo ricorda per la sua performance a Woodstock, che è entrato nell’immaginario collettivo come uno dei più grandi concerti della storia. Qui Hendrix si cimentò in una critica alla guerra del Vietnam: l’inno americano venne suonato in modo totalmente distorto per simulare il rumore degli spari e dei bombardamenti, un modo per ricordare l’orrore che stavano vivendo i suoi connazionali.

E’ proprio grazie a questi live iconici che Hendrix è entrato nel mito.

La sua ultima performance è stata sull’Isola di Wight. Il 18 settembre del 1970 verrà trovato morto soffocato a casa della sua fidanzata: un mix di alcool e tranquillanti gli è stato letale.

 

(© Baron Wolman)

 

Passano solo poche settimane e il mondo della musica, ancora sconvolto dalla perdita del chitarrista, deve dire addio ad un altro nome importante: Janis Joplin.

Lei ed Hendrix avevo condiviso il palco a Woodstock ed ebbero anche una relazione.

La donna, di origini texane, durante l’infanzia venne bullizzata per la sua ideologia estremamente all’avanguardia. In una società razzista e maschilista la Joplin si fece portavoce dei diritti dei neri e degli omosessuali.

Nel 1969 prese parte al concerto in onore di Martin Luther King.

Janis viene considerata la regina del blues ma è ricordata per il suo temperamento irruente: basta ricordare l’aneddoto in cui ruppe una bottiglia in testa a Jim Morrison, che a causa dell’alcol era diventato rude, maleducato e molesto. Anche lei si esibisce nei festival di Monterey e ovviamente a Woodstock.

Venne trovata morta a causa di un overdose di eroina.

 

(© Baron Wolman)

 

Il 3 luglio del 1971 il poeta, leader dei The Doors viene rinvenuto senza vita nella sua vasca da bagno. La sua è forse una delle morti più misteriose del mondo della musica. Pare che l’autopsia sul cadavere non sia mai stata effettuata e che la notizia del decesso sia stata resa nota soltanto il 9 di luglio.

Jim Morrison non aveva un carattere facile. Venne incarcerato più di una volta e, nel 1967 un concerto dei Doors venne annullato poiché Morrison venne arrestato durante l’esibizione. Ma in quell’anno, grazie a Light My Fire, i Doors scrivono il loro nome a caratteri cubitali nell’Olimpo del Rock.

L’abuso di alcool e di droga però iniziano a lasciare il segno su Morrison, il degrado non è solo psicologico ma anche fisico. Quando nel 1971 decide di andare a Parigi, per dedicarsi alla poesia nessuno immaginava che non sarebbe più tornato. Jim è ancora la, nel cimitero di Peres Lachaise, e la sua tomba ormai è diventata un luogo di pellegrinaggio per i tanti fan.

 

(© James Fortune)

 

Tutti questi musicisti avevano la J nel nome. Tutti loro sono morti a 27 anni. Strane coincidenze che hanno fatto subito gridare al complotto. Hendrix, Joplin e Morrison sono morti in meno di un anno. Morrison ci ha lasciato esattamente due anni dopo la scomparsa di Jones ( a cui aveva dedicato una poesia durante un esibizione all’Aquarium Theatre di Los Angeles).

Morti strane, poco chiare e misteriose, dove qualcuno ci ha visto lo zampino della CIA poiché tutti erano attivi nei movimenti del post sessantotto. Ma sono tutte supposizioni, tutte coincidenze che non hanno fatto che accrescere il mistero intorno a questi decessi.

Sembra che la maledizione si sia fermata, che le morti si siano arrestate. Questo fino al 1994. E’ proprio durante quest’anno che la stampa inizia ad utilizzare il nome “Club 27” quando il mondo viene sconvolto dal suicidio di Kurt Cobain.

 

(© Michael Lavine)

 

I Nirvana iniziano la loro carriera nel 1987, e nessuno avrebbe mai pensato che sarebbero diventati, nel giro di due anni, una delle band alternative più importanti nella storia della musica.

Al loro primo concerto al Community World Theatre di Tacoma si esibiscono davanti a 13 persone. Ma quando nel 1991 esce Nevermind, e Smell Like Ten Spirit diventa l’inno della generazione X le cose cambiano. Le persone seguono con interesse la vita privata di Kurt che, nel 1991, sposa Courtney Love e continua a calcare i palcoscenici.

Ma il destino aveva piani diversi e la vita, a quanto pare, stava troppo stretta al leader dei Nirvana. Mentre Kurt è a Roma tenta il suicidio una prima volta e viene portato d’urgenza in ospedale.

 

(© Charles Peterson)

 

In Come As you Are cantava I swear I don’t have a gun, ma il modo per procurarsi un fucile alla fine lo ha trovato: è bastato chiedere aiuto all’amico Dylan Carson.

Il 5 aprile del 1994, dopo essersi iniettato un’ultima dose di eroina, Kurt si spara un colpo in testa. Il corpo verrà trovato solo tre giorni dopo da un elettricista.

Passano gli anni e le scene vengono sconvolte da una giovane donna con una voce profonda in grado di colpire chiunque l’ascolti: Amy Winehouse.

 

(© Mark Mawston)

 

L’album d’esordio Frank è un successo. La sua è una vita segnata dalla droga e dalle dipendenze; la canzone che la consacra è Rehab una dichiarazione del suo rifiuto di disintossicarsi dall’alcool.

Viene trovata morta nella sua casa di Camden e l’autopsia non chiarirà le cause del decesso.

Tutte queste figure, nonostante la brevi carriere, sono diventate delle vere e proprie icone del mondo della musica. Proprio per questo motivo ONO, Galleria di arte contemporanea di Bologna, ha deciso di dedicare una mostra ai protagonisti del Club 27.

Si tratta di 40 scatti, alcuni in esclusiva italiana, per rendere omaggio a queste figure iconiche che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura e nell’arte.

La mostra rimarrà aperta fino al 24 febbraio ed è un occasione unica per vedere degli scatti che ritraggono gli sfortunati membri del club nel momento in cui erano ancora degli uomini e non ancora delle leggende.

 

Laura Losi

 

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