Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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I Legno: una piccola realtà in una realtà per niente piccola.

E’ il 18 aprile, ormai è primavera ed io parto alla volta di Bologna dove ad aspettarmi al Cortile Cafè ci sono i Legno, un duo nato da poco che non è passato inosservato durante il mio inverno e la riproduzione della mia playlist preferita di Spotify: Scuola Indie.

Dopo i due fortunatissimi singoli Le canzoni di Venditti e Febbraio che hanno portato questi due ragazzi ad avere un pubblico sempre più ampio in pochi mesi, il 29 marzo è uscito il loro primo album per Matilde Dischi e subito dopo, hanno dato anche il via al loro primo tour che sta andando benissimo.

Segni particolari: indossano delle scatole che vanno a coprire i loro volti e a ricoprire il “ruolo” di legno triste e legno felice, il che rende impossibile l’identificazione, infatti giunta a destinazione la domanda è stata: come li riconoscerò?

Nessun problema, perché non hanno esitato a farsi riconoscere, presentarsi e farmi sentire immediatamente una di loro. Il bello di alcuni incontri è proprio questo, quando di fronte hai sì degli artisti, ma soprattutto dei ragazzi genuini, con tanta voglia di condividere e raccontare tutto ciò che ruota intorno al loro progetto musicale.

Non importa chi sono, ma il messaggio che vogliono mandare e trasmettere a chi li ascolta e non ho deciso di intervistarli mossa dalla curiosità verso il loro involucro, ma verso il contenuto di quel contenitore.

E così, ci sediamo ad un tavolino con delle birre e vi assicuro che è stato un aperitiv-intervista sorprendente. Impossibile non apprezzare i modi, l’educazione, lo spirito positivo e l’entusiasmo che questi due ragazzi toscani riescono a trasmettere.

 

 

Partiamo dall’inizio, prima curiosità: quando e come nascono i Legno?

Noi ci conosciamo da sempre, siamo amici da una vita ed è nato tutto in un pomeriggio a casa quando per gioco, con una sola canzone abbiamo pensato di creare questa sorta di super-eroe della musica, nascondendo però la nostra identità dietro queste due scatole. Nelle scatole di solito mettiamo i nostri ricordi, i nostri pensieri ed è così che siamo nati. Ci siamo costruiti una corazza, una maschera e l’idea era quella di raccontare qualcosa senza dover necessariamente associare un evento ad uno di noi. C’è solo una differenza ed è tra legno triste e legno felice e la cosa bella è come se queste due figure adesso consolassero e aiutassero le persone. Siamo diventati amici e confidenti virtuali del nostro pubblico e loro hanno la possibilità di relazionarsi con noi attraverso i nostri canali social e lo fanno pensando di scrivere a legno triste e a legno felice. Eravamo entrambi disillusi dal sistema “musica” e avevamo bisogno di uscire dai nostri limiti e ci siamo riusciti, ma è nato tutto senza pensarci, tutto dal nulla. Avevamo solo una canzone: Sei la mia droga ed otto mesi fa tutto questo non esisteva, poi ci siamo ritrovati ad oggi a e vedere le persone ai concerti che cantano le nostre canzoni e per noi è già una vittoria.

 

Avete un bellissimo rapporto con il vostro pubblico e siete sempre molto presenti, soprattutto su Instagram dove spesso cercate di farvi conoscere meglio anche attraverso l’opzione di poter fare domande, non avete paura che crescendo questa cosa possa cambiare?

Noi abbiamo basato tutto sulla presenza e rispondiamo sempre a tutti i messaggi che riceviamo, che sia un consiglio o un complimento per noi è importante essere presenti per tutti quelli che seguono la nostra musica. Perché se una persona spende parte del suo tempo per noi, è giusto ricambiare, è giusto ringraziare. All’inizio era semplice perché eravamo in pochi, adesso invece inizia ad essere complicato soprattutto quando esce qualcosa di nuovo… Ad esempio dopo l’uscita dell’album abbiamo fatto le 5:00 di mattina, assicurandoci a turno di aver risposto a tutti, anche solo con un cuore. Spesso ci chiedono anche dei consigli, soprattutto d’amore ed è bello riuscire ad aiutare le persone che in quel momento magari non sanno cosa fare e cercano aiuto. Ci sentiamo anche utili.

 

Titolo Album è realmente il titolo del vostro album, com’è nata questa idea? 

Dobbiamo ringraziare Distrattamente, una pagina Instagram che ha fatto un disegno con le parole di una  nostra canzone e da lì è nata questa collaborazione. Non sappiamo chi sia o il suo nome, ma dopo la prima illustrazione gli/le abbiamo chiesto di creare la copertina di Febbraio. Successivamente le abbiamo chiesto di creare anche la copertina del nostro album e quando ci ha mandato la prima bozza, ovviamente c’era scritto “TITOLO ALBUM” perché noi avremmo dovuto mettere il titolo effettivo (che ancora non avevamo) e così è rimasto quello lì della bozza. Ci siamo detti: “Ma perché non lasciamo titolo album?”

 

Chi scrive tra i due?

Scriviamo entrambi, i nostri telefoni sono pieni di note vocali, vivendo in due luoghi diversi della Toscana spesso ci incontriamo anche su Skype e magari ognuno di noi ha scritto qualcosa e così poi confrontiamo le varie idee e assembliamo il tutto. Questo progetto non è pensato e ragionato, è nato passo dopo passo. La nostra idea iniziale era quella di fare uscire tre singoli, siamo partiti un po’ per gioco, invece ad ogni singolo aumentavano le visualizzazioni fino ad entrare in Scuola Indie e fino a quando l’etichetta ci ha proposto di far uscire il disco, quindi in tre mesi abbiamo messo insieme tutti i pezzi che avevamo ed è nato il nostro primo album.

 

 

Questo tour è partito alla grande, state avendo un bellissimo riscontro. Cosa provate?

Surreale, la parola giusta è surreale perché per noi è tutto inaspettato. E’ un’emozione continua. Siamo una piccola realtà, ma torniamo a casa felici. Quando suoniamo ci trasformiamo e per noi è assurdo ma allo stesso tempo bellissimo vedere le persone che cantano con noi i nostri pezzi. Questa cosa ci ha travolto e noi ci siamo lasciati travolgere. Stiamo vivendo situazioni pazzesche, siamo sati in città come Milano o Avellino e non ci aspettavamo una tale presenza.

 

Tornando alle domande che vi fanno su Instagram, qualche giorno fa una persona vi ha chiesto a chi dedicate le vostre canzoni e la vostra risposta è stata:  “A tutte le persone che hanno avuto delle relazioni complicate” La mia domanda allora è: secondo voi cosa complica le relazioni di oggi?

La vita in generale. Quando ti trovi ad avere tutto non sei mai felice di avere tutto e ti manca sempre qualcosa, oppure in alcune eccezioni ti guardi allo specchio e sei felice perché sai di avere tutto. L’amore è bello e all’inizio è tutto perfetto, ma dopo un po’ bisogna iniziare anche a sopportare e supportare la persona con la quale decidiamo di condividere la nostra vita. La forza di una coppia è l’unione e in questo preciso momento storico in cui i social hanno un ruolo così importante nelle nostre vite, l’unione a tratti è sempre compromessa perché sicuramente da un lato è anche cambiato il nostro modo di interagire e inevitabilmente i social network vanno a complicare le relazioni perché tutti abbiamo bisogno di sentirci importanti e stimati e lì in un attimo puoi sentirti bene o anche male. Noi crediamo ci siamo molta solitudine e si tenda più alla malinconia che alla felicità. E’ cambiato il mondo. Prima per incontrare una persona dovevi chiamare a casa, oggi basta mettere un commento sotto una foto per farsi notare e per sentirsi o far sentire importante. L’amore inteso alla vecchia maniera come Sandra e Raimondo non esiste più ed era quella l’idea perfetta di unione che oggi manca o comunque sta scomparendo sempre di più.

 

Quanta vita c’è all’interno di queste scatole che tirate fuori nelle vostre canzoni?

Tutto. Praticamente tutto. Tutto quello che scriviamo in realtà nasce da quello che abbiamo vissuto. Abbiamo raccontato il nostro passato e il nostro presente. Raccontiamo le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre sensazioni. Chiunque potrebbe essere legno, perché chiunque ha vissuto o vive quello che cerchiamo di comunicare e dire attraverso le nostre canzoni.

 

 

Dopo aver conosciuto meglio la storia di questi ragazzi, ho avuto il piacere di assistere al loro live.  Nascondono i loro volti è vero, ma non per paura.

Forse vorremmo avere tutti una scatola di cartone a portata di mano sotto la quale nasconderci ogni tanto, per avere anche solo per un attimo la libertà di essere qualcun altro o semplicemente per il bisogno di estraniarsi da quella necessità di apparire sempre e comunque in un modo piuttosto che in un altro.

Per loro non è importante farsi riconoscere tra la folla, per loro è importante emozionare ed emozionarsi. Per loro è importante continuare a fare quello che amano fare, esponendosi attraverso le parole e non attraverso i volti.

Non ci metteranno la faccia, ma sicuramente ci mettono il cuore ed è quello che arriva alle persone, ed è per questo che all’interno di una realtà per niente piccola come quella dell’attuale scatola Indie-pop, le loro scatole sanno sicuramente come farsi vedere e sentire.

 

Claudia Venuti

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