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Gli HANA-BI ci presentano lo spleen rock partenopeo.

E’ già la seconda occasione in cui mi capita di farmi sorprendere dal sound e dalle proposte musicali di una band partenopea.

Si parla di rock.

La prima volta, solo poco tempo fa, sono rimasta folgorata dalla assatanata performance dei The Devils, un duo trash rock ‘n roll: un’immagine dura e selvaggia, nonché parecchio profana, come piace a me. Gruppo spalla dei Mudhoney al concerto di Bologna al Locomotiv Club.

Ora invece sono qui per parlarvi degli Hana -Bi, il cui leader, Johnny Darko, voce e chitarra del gruppo, non con poche difficoltà, ha portato finalmente alla produzione e diffusione su diverse piattaforme mediatiche dei primi brani della band. Band che conta altri due protagonisti: Luca Fumo, bassista e Alex Denial, batterista.

Dico, “non con poca difficoltà”, perché portare quello che loro stessi hanno coniato come spleen rock, un genere di rock psichedelico, che mischia grunge, atmosfere dark e malinconiche non è facile.

Soprattutto in Italia, e questo tutti lo sanno. Quello di cui ci parlano, spiegandoci cosa sia per loro il rock, lo fanno raccontandoci le loro origini e di come per loro la musica non si può tanto classificare in un genere, ma in una sensazione che deve arrivare a chi la ascolta.

 

Partiamo, innanzitutto, dal nome della vostra band: HANA-BI significa “fiori di fuoco” come suggerisce il film giapponese del 1997 o ha tutt’altre origini? Esatto, è una di quelle poche volte che indovinano subito le origini del nome della band! Sono un cinefilo e dovevamo scegliere il nome della band, io proposi fra vari nomi fra cui questo e piacque subito agli altri perché aveva un qualcosa di esotico, ma celava un significato più profondo, i 2 kanji rappresentano 2 cose opposte, Il fiore, fragile, delicato, bello e il fuoco, distruttivo e pericoloso. Questi 2 opposti rispecchiano la nostra musica che ha lati più calmi, riflessivi, “fragili” per poi sfociare in momenti più duri e rabbiosi. Insieme i due simboli stanno a significare  “Fuochi d’artifcio”, il logo che rappresenta questi due simboli opposti, che ho anche tatuato sulla schiena.
Siete un trio di Napoli, giusto? Come vi siete conosciuti e, soprattutto, avevate tutti e tre le stesse influenze musicali o, per iniziare a comporre, avete ognuno “portato dentro” le proprie?

Sì Napoli e zone limitrofe. La line up attuale è nata dopo più di un anno di fermo, nel 2017. Ero alla ricerca di un nuovo bassista e batterista e bazzicavo locali dove si fanno jam e si conoscono musicisti. Mi sono ritrovato più di una volta a suonare con Luca, il bassista, tant’è che un giorno decisi di presentarmi e chiedergli di suonare negli Hana Bi ma inizialmente non accettò subito; poi un giorno mi chiese per curiosità di ascoltare i miei brani e decise di entrare a farne parte. Il batterista, Alex, era una conoscenza di Luca con cui suonava già in un altro gruppo e lo convinse in breve a completare la formazione degli Hana Bi. Tutti e tre adoriamo il rock, ma abbiamo un background molto diverso: il batterista ha influenze jazz e prog rock; il bassista ascoltava molto Nirvana, Placebo, Cure (che sono gruppi che piacciono anche a me). Io ne ho altre ancora: sicuramente la new wave/post punk con i Joy Division in primis poi I Cure e tanta musica Goth, il post rock (amo i Sigur Ros), Smashing Pumpkins e tutto quel rock post-grunge anni della seconda metà dei 90 etichettato come alternative, che era difficilmente catalogabile; fra le mie preferenze musicali aggiungo anche lo shoegaze/dreampop, gli Slowdive su tutti. Quindi abbiamo influenze abbastanza diverse il che rende tutto più vario e con più sfumature.
 

 

Da quanto tempo esistono gli HANA-BI? Avete già prodotto o state per produrre qualcosa? Trovate che sia difficile introdurre nel nostro territorio un prodotto di rock psichedelico come il vostro?

Esistiamo dal 2014 ma sono stato fermo per due anni ad intervalli vari, ho sempre avuto problemi con membri che lasciavano il gruppo per motivi ahimè lavorativi; sono tutti pian piano emigrati e mi toccava sempre ripartire da zero, cercare nuovi membri fargli imparare il repertorio e così via. Le cose stanno andando bene da un paio di anni a questa parte e infatti abbiamo appena prodotto il primo EP: HANA BI presente su varie piattaforme quali Spotify, Itunes, Bandcamp,Soundcloud, YoutubeMusic ed è uscito il nostro primo singolo e video LABYRINTH. Sì è molto difficile far attecchire questo tipo di musica: in questi cinque anni in cui ho coltivato questo progetto, ho visto affermarsi varie “mode” e generi musicali, che ciclicamente si sono alternate nel tempo, ma mai un genere come il nostro, che chiamiamo “spleen rock“. Abbiamo voluto inventare noi questo termine per indicare il tipo di stato d’animo e mood in cui è avvolta la nostra musica: spleen inteso come malessere esistenziale, come disillusione. Al momento, nei locali soprattutto, si ascolta spesso musica minimale, acustica, folk, cantautorale, diciamo così… Un genere che non cede sulla scena musicale è anche il metal, il punk e in parte lo stoner: seppur di nicchia questi generi sono sopravvissuti ed hanno uno zoccolo abbastanza duro di seguaci, esiste un certo “movimento”, un circolo di sostenitori fra fan, etichette e organizzatori che mantengono la scena viva. Nel mezzo ci siamo noi ed altri come noi che fanno un qualcosa di diverso che non hanno già una scena, un background e devono crearseli. Siamo piccole isole che provano a galleggiare. Inoltre i locali che fanno un certo genere di musica alternativa stanno chiudendo qui dalle nostre parti e in questi anni ne ho visti sparire diversi. Farsi avanti in questo tipo si situazione diventa sempre più complicata, ma noi non molliamo! In maniera più ampia posso dire che l’ Italia è un paese che ha un certo gusto musicale, parlo di grossi numeri, per cui è difficile emergere se fai un certo tipo di musica, ma il mio fine, attualmente, è quello di creare una buona base, anche se di nicchia, e farlo approdare fuori da questo contesto, anche all’ estero.

 

 

Ho ascoltato le vostre canzoni: alle mie orecchie è arrivato un sound bello convincente. Avete già riscontrato successo nei live e finora dove avete suonato oltre che Napoli e dintorni?

Ti ringrazio! Credo molto nel nostro sound, ci abbiamo lavorato per anni ma ho sempre avuto le idee abbastanza chiare su come dovevano suonare  soprattutto per quanto riguarda i suoni delle chitarre, ma in generale ho sempre avuto chiaro la direzione da prendere. Sì,  è un periodo in cui ci siamo accorti che le cose stanno cambiando, abbiamo fatto da poco un live per esempio, in provincia di Napoli, nemmeno in città, ed è stato un successo: il locale era pieno, Il che significa che pian piano ci stiamo facendo conoscere, ci accorgiamo che la gente ci segue e raccogliamo ogni volta nuovi fan,  che ci chiedono i nostri testi e cantano i nostri pezzi ai live, solo un sogno fino a qualche anno fa e mi emoziono ancora quando succede… I fan vogliono conoscere di più sulla band e ci stanno sostenendo nella promozione dell’ EP e video: non ci siamo affidati ad agenzie o altro, come sponsorizzazioni e promozioni a pagamento, ma sta funzionando tutto tramite passaparola ed è una bella soddisfazione, è un bel momento ma è comunque ancora in stato embrionale e per arrivarci abbiamo fatto anni di serate, in cui ad ascoltarci c’erano solo una manciata di persone ad orari assurdi. La classica gavetta, insomma, ma in fondo non ne siamo ancora usciti; comunque sia, questo per noi è un buon punto di partenza finalmente, è piccolo, certo, ma ce lo godiamo e penso che ce lo meritiamo. Abbiamo suonato a Roma, Potenza e in alcune zone sparse della nostra regione ma sempre a festival o rassegne varie, ancora dobbiamo fare un live nostro o comunque più sostanzioso, magari in apertura nomi un po’ più conosciuti: a riguardo, ci stiamo organizzando per la prossima stagione dove vogliamo promuovere il nostro EP in giro per l’Italia. Soprattutto speriamo di venire a suonare al nord, per ora ci stiamo scaldando qui in zona con un po’ di date, sarà una sfida ripartire da zero in posti dove non siamo ancora conosciuti, ma la cosa, non ci spaventa, anzi ci stimola. A breve suoneremo il nostro repertorio in versione semi acustica, quindi niente distorsioni e fuzz, sarà anche questa una sfida perchè dovremo riarrangiare i pezzi in chiave diversa… Staremo a vedere!

 

Ultima domanda per discostarsi dal biografico. Ci siamo conosciuti in fila ad un concerto degli Smashing Pumpkins a Bologna, non proprio dietro l’angolo per voi. Deve avere un forte ascendente su di te Mr. Corgan per averti fatto fare tutta quella strada: quanta influenza hanno i Smashing Pumpkins sulla vostra musica?

Posso dire che Corgan insieme a Robert Smith, è il mio artista preferito in assoluto, alcuni riconoscono in me il tipo di voce: in verità, non è intenzionale, cantavo così già da ragazzino prima ancora di conoscere gli Smashing Pumpkins. Quando li ascoltai infatti capii che erano il gruppo per me, perché per la prima volta sentii qualcuno che cantava in modo del tutto diverso dai cantanti sentiti fino a quel momento, qualcuno che non aveva paura di mostrare un lato delicato nel modo di cantare, cosa che già facevo io un po’ per indole un po’ per timidezza; alcuni amici sentendomi cantare mi dissero che ci somigliavo parecchio, ad ogni modo, di loro amo tutto, il suono delle chitarre, le melodie, la batteria… tutto. Su di noi musicalmente parlando penso abbiano influito sul sound, sull’uso del Big muff ed altri pedali che mi sono scelto nel corso degli anni e un certo modo di arpeggiare e posizioni strane sulla chitarra. Non ho studiato musica, non so che arpeggi faccio ma ho imparato da loro a tenere le posizioni più strane e inusuali per gli arpeggi che uso parecchio nei miei pezzi.

 

Valentina Bellini

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