Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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George Ezra @ Mediolanum Forum

Venerdì 17, per la maggior parte delle persone è sinonimo di sfortuna, ma per gli appassionati di musica che venerdì scorso si sono riuniti al Mediolanum Forum di Assago voleva dire solo una cosa: George Ezra.

Il biondino britannico, dalla voce possente, dopo il sold-out di ottobre al Fabrique torna a Milano per l’unica data italiana del suo tour.

Il palco che accoglie Ezra e la sua band, tutti in nero, è allestito come se fosse una grande stanza di una casa, con enormi finestre sullo sfondo e oggetti di scena sparsi qua e la: piante, lampade e persino un grammofono.

George, nonostante la giovane età, è un cantante d’altri tempi che ride, scherza e soprattutto parla con il suo pubblico. 

Racconta di come siano nate le sue canzoni, dei viaggi da cui ha tratto ispirazione e delle sue vicende personali. Mentre lui parla, con la sua voce calda, tutti si sentono coinvolti, come se fossero stati presenti nel momento in cui le sue parole e la sua musica prendevano forma.

Ezra non è solo un cantante è anche un ottimo narratore. 

Sul palco non ci sono momenti morti, tra chiacchiere e canzoni non c’è tempo per altro. Ezra non fa cambi d’abito, fa continui cambi di chitarra.

Lui e il suo strumento sono inseparabili, è come se la forza e la potenza della sua voce fossero in qualche modo collegati all’oggetto che stringe tra le mani; non c’è George Ezra senza la sua chitarra.

La scaletta è studiata alla perfezione; i vecchi successi, che gli hanno regalato la fama al livello internazionale, si alternano ai nuovi brani, che hanno confermato il suo valore artistico. 

Il momento più riuscito, a mio avviso, è stato quando calato il buio sul palco Ezra si avvicina al grammofono e fa partire una musica, accompagnata dallo scrosciare della pioggia. E poi, come un lampo, parte Did You Hear The Rain.

La voce dell’inglese è come un tuono: potente.

Ma in realtà tutto il concerto è un susseguirsi di emozioni: durante Song 6 il palazzetto, completamente buio, è stato illuminato dai flash degli spettatori che ondeggiavano a tempo di musica. Quando al termine della canzone una fan urla “sei bellissimo” un sorriso imbarazzato si dipinge sul volto del cantante.

George Ezra è un ragazzo semplice, come dimostra la musica.

Le grandi finestre sul palco si trasformano in delle vetrine in cui passano non solo i primi piani dell’artista e della band, ma anche immagini evocative: grandi foglie color smeraldo durante Barcellona, una scimmietta e altri animali esotici per Paradise.

Una scenografia semplice che però ha un grande effetto e rende l’atmosfera ancora più coinvolgente.

Alla fine del concerto invita tutti a partecipare alla sua festa, non solo il pubblico, non solo la sua band ma anche il gruppo di apertura. E così sul palco arrivano i The Hot 8 Brass Band che aiutano George con l’ultima canzone: Shotgun, il secondo singolo estratto da Staying at Tamara’s. 

Canta, corre, balla, salta e scherza con tutti quelli presenti sul palco: lui è nato per questo. La passione e la gioia che si possono leggere nel suo sguardo sono una cosa rara. 

Questa era l’ultima canzone, Ezra saluta tutti e con il sorriso e gli occhi felici lascia il palco.

Se You later alligator, speriamo presto.

Laura Losi

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