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I Viito: anima e cuore.

Ci sono cose che nascono e svaniscono in fretta e cose che invece, dal momento in cui prendono vita, non fanno altro che crescere giorno dopo giorno senza nessuna pretesa e senza la fretta di raggiungere un risultato immediato.

Credo che il segreto per fare in modo che tutto ciò che desideriamo arrivi a noi, non sia solo la determinazione e la giusta dose di ambizione, ma penso sia fondamentale la cura, l’attenzione minuziosa nei confronti di ciò che amiamo fare e il modo in cui decidiamo di metterci in gioco e portare avanti quello in cui crediamo, il tutto senza mai tralasciare un aspetto fondamentale: l’umiltà.

Se dovessi pensare qualcuno in grado di viaggiare su questa linea in perfetto equilibrio, penserei sicuramente a Vito e Giuseppe che insieme formano i Viito con due i, due lettere identiche, vicine, ma soprattutto due basi solide ed è proprio da quelle basi che circa un anno e mezzo fa è nato un progetto musicale che ho amato sin dal primo istante.

Colpo di fulmine.

Dopo l’uscita del primo singolo Bella come Roma (gennaio 2018) ho aspettato l’uscita del secondo, poi del terzo e del quarto fino ad arrivare al primo attesissimo album Troppo forte, ricco di tutta quella vita che spesso viviamo ma non riusciamo a descrivere perché guardarsi dentro a volte è un duro lavoro, tra attimi di nostalgia e altri di speranza, tra malinconia ed entusiasmo, tra voglia di superare il passato e concentrarsi sul presente… Una cosa è certa: nelle canzoni dei Viito regna l’amore in ogni sua forma, tempo e declinazione. Regna la voglia di raccontare la verità che per quanto a tratti possa far male è sicuramente una delle cose che ricerchiamo e di cui abbiamo più bisogno e regna la voglia di riuscire a trovare sempre e comunque un lato positivo.

Lontani dagli schemi e dalla banalità nel raccontarsi, questi due ragazzi con la loro musica sono una boccata d’aria fresca, un bel punto vivo, un angolo a parte in questa nuova scena musicale italiana e una volta entrati in contatto con così tanta energia, quell’angolo diventa automaticamente uno dei posti preferiti in cui rifugiarsi, una volta schiacciato play e dato il via alla riproduzione dei loro brani, tutto sembra prendere forma e diventare possibile. E’ possibile sentirsi leggeri e allo stesso tempo imparare a dare il giusto peso a persone ed avvenimenti.

Dalla capitale a Bolo Centrale, è stato un piacere per me realizzare questa intervista…

Torniamo un po’ indietro nel tempo, al principio di tutto quando eravate due studenti fuori sede che condividevano la stessa casa. Qual è stato il momento in cui avete deciso di unire le vostre passioni e diventare insieme i Viito? Un ricordo particolarmente bello di quel periodo? 

Inizialmente abbiamo cominciato a scrivere canzoni insieme per gioco. Pensavamo di poterle proporre a qualcuno anche solo come autori, non necessariamente cantarle e suonarle in prima persona. Il momento esatto in cui abbiamo deciso di essere i Viito è stato in una mattina di settembre 2016, quando Giuseppe ha proposto il nome del progetto a Vito. Pochi minuti dopo avevamo una pagina Facebook e un anno dopo un contratto discografico. Di quel periodo ricordiamo le nottate passate a curare le ferite di vecchie relazioni attraverso la musica; è stata un’autentica terapia.

Sembrate due persone caratterialmente all’opposto eppure traspare allo stesso tempo anche la vostra forte complicità, come se foste davvero fratelli. La cosa bella è che siete entrambi protagonisti di ciò che fate. Sempre. C’è stato un momento in cui avete pensato di mandare tutto all’aria e mollare la presa? E quant’è stato difficile credere fino in fondo in un progetto musicale come il vostro in questo panorama Indie-pop ormai ricco di nomi emergenti dove crearsi un proprio spazio non è poi così semplice. Lati positivi e negativi della vostra esperienza?!

Sembra banale dirlo ma il nostro rapporto è quanto più si avvicina a quello di due fratelli. Hai presente quando dici “ho un fratello che è l’opposto di me… ci rompiamo le palle a vicenda ma ci vorremo bene per la vita”? È così. In realtà abbiamo anche molte cose in comune, una su tutte: dare la massima priorità alla trasparenza e alla fiducia nei rapporti della vita, che siano personali o lavorativi. Insomma abbiamo una radice solida che ci tiene uniti, poi come in un albero i rami puntano in direzioni svariate, ma questo è un bene perché i frutti sono tanti e genuini. Non riusciremmo a smettere perché quello che facciamo nasce da una reale esigenza, anche per questo “non crederci” è sempre stata un’opzione che non esisteva.

Chi scrive tra i due?

Entrambi.

L’estate scorsa, proprio in questo periodo usciva “Compro Oro” uno dei singoli che ha anticipato l’uscita del vostro album d’esordio, quest’anno è arrivata “Bolo Centrale” seguita poco dopo da “Sistema solare” Qual è il bilancio di questi ultimi mesi? Quante e quali cose sono cambiate e in che modo siete cambiati voi?

Abbiamo cambiato città, abbiamo scritto tanto, per la prima volta abbiamo anche cancellato quello che avevamo scritto per riscriverlo da capo (è stata una novità per noi), abbiamo provato a migliorarci sotto ogni aspetto di questa passione-lavoro. E stato giustamente faticoso, ma anche bello. Siamo felici dei risultati e molto carichi per quello che verrà.

Tornando a Bolo Centrale, brano che sembra anche un po’ omaggiare la città che vi ha recentemente adottato dopo Roma, com’è nata l’idea di girare il video catturando attimi “di passaggio” proprio all’interno della stazione di Bologna Centrale? E’ un video semplice eppure d’impatto, lo definirei speciale perché estremamente vero. Quale messaggio volevate trasmettere?

Pochi giorni dopo l’uscita de brano abbiamo incontrato Olmo Parenti che, insieme a Marco Zannoni e Arturo Vicario, ha realizzato il video. Quando Olmo ci ha raccontato la sua idea abbiamo subito capito che era quella giusta, quella che interpretava a pieno lo spirito della canzone. L’unico messaggio che volevamo mandare, se di messaggio si stratta, è “osserva e assapora le cose piccole e autentiche che ti sono attorno perché sono le più preziose”.

Da quando vi ho scoperti ad oggi, ho visto crescere a dismisura la vostra fan- base eppure non è mai cambiato il vostro modo di interagire col pubblico che vi segue. Come vivete l’aspetto “social”? 

Cerchiamo di essere spontanei, questa cosa dei social la stiamo digerendo a piccoli passi… è un mondo che ti fagocita e distorce quello che sei con molta facilità. Ma c’è una parte bellissima di tutto questo: il rapporto diretto che abbiamo con chi ci segue con interesse. Stiamo diventando una specie di famiglia e in privato cerchiamo di rispondere sempre a tutti.

Dai Festival ai sold out nei club e date extra fino al nuovo tour “Mi farei arrestare”. Da 4 singoli ad un album che è andato davvero -Troppoforte- cosa state provando in questo momento in cui state “raccogliendo” e vedendo i frutti del vostro lavoro e della vostra passione? E tra ormai direi centinaia di palchi vissuti, ce n’è uno che ricordate o vi ha emozionato in particolar modo?

 A volte guardiamo le foto e i video dei nostri scorsi concerti e ancora ci emozioniamo come quando eravamo lì sul palco. Altre volte siamo con la testa proiettata sul futuro: scriviamo, progettiamo, sogniamo. La musica per noi è così, non si ferma, non si celebra più di tanto, ma scorre… come linfa, come sangue, è una cosa viva. Ci ricordiamo tutti i palchi come ci si ricorda di tutte le notti passate con un nuovo amore. Questo amore, tra noi e il nostro pubblico, è giovane e noi crediamo (speriamo) che durerà nel tempo.

E’ questo il bello dei Viito, riescono sempre a rendere tutto più magico, riescono a toccare tante anime e cuori perché è tutto ciò che hanno e che mostrano ed inevitabilmente tutto ciò che arriva in maniera talmente pura e diretta da non poterne fare a meno per star bene.

Il grande potere della musica.

Il loro grande potere.

Claudia Venuti

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