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Ligabue @ Stadio Dall’Ara

• Ligabue •

Start Tour 2019

Stadio Renato Dall’Ara (Bologna) // 06 Luglio 2019

Sabato 6 luglio allo Stadio Dall’Ara di Bologna è stato come ballare sulla scia temporale che mi ha riportata dritta al 1994 al mio primo concerto di Luciano Ligabue.

Cantante nazionalpopolare, Liga ci ha abituato ad una colonna sonora per ogni momento della nostra vita interpretando il cambiamento della società italiana.

Anche il più coraggioso dei suoi detrattori non potrà che confermare. O forse no.

In realtà è sempre molto figo sbeffeggiare un fan di Ligabue o affermare con un sorriso arrogante quanto questo cantante sia terribile e questo virile sport nel 2019 è addirittura arrivato al livello 5.0 con metodologie sempre più versatili.

Perchè da fastidio vederlo sul palco, tanto che c’è chi si prende la briga di scrivermi in privato per dirmi “non è più lo stesso” (classe 1960, 30 anni sui palchi, Guinnes dei Primati. Cosa vi sfugge?).

Puristi della musica, amanti degli orpelli linguistici e musicali, estimatori della “nicchia” che non vi siete mai fatti una ragione del suo seguito, lasciate che vi illumini.

Saper raccontare con semplicità e allegria la scarna realtà della nostra vita, ci fa ricordare quanto in verità siamo effettivamente lontani dai miti che vorremmo emulare.

Saper rimanere ancorati al reale per quanto possa sembrare “sempliciotto” perché “i contenuti sono sempre gli stessi” non è cosa da poco in un mondo che tende all’apparenza dimenticandosi della sostanza.

La vita vera e il conseguente racconto del reale smaschera costruzioni fantastiche e falsi miti ai quali ci raccontiamo di somigliare, ma che in realtà non ci appartengono e rispecchiano quanto di più lontanto ci possa essere a ciò che realmente siamo.

È il cinismo de “la realtà fa male” che è inaffrontabile quello che ci fa con così poca delicatezza far prendere le distanze da quello che invece ci rappresenta nella nostra interezza.

La realtà della provincia, gli amici del bar, il calcio, le botte nei denti. Il neorealismo italiano che ha caratterizzato decenni al cinema consacrando mostri sacri alla regia come Visconti, Rossellini e il nostrano Fellini.

Ed è lo stesso realismo che Ligabue ci racconta invitandoti a bere un caffè allo stadio. Ne abbiamo bevuti parecchi di caffè assieme a lui.

Alle 21:15 le luci si spengono e i maxischermi sul grande palco si accendono in un turbinio di luci.

Esaltati e un po’ commossi ci accorgiamo che come sempre stiamo compiendo un viaggio. Un viaggio chiamato “Live di Luciano Ligabue”.

Tra fan attempati come me, giovani e bambini, due ore di musica scivolano leggere tra le note di Tra palco e realtà, Marlon Brando, A che ora è la fine del mondo? e i nuovi singoli che vanno a comporre Start, il nuovo lavoro di Ligabue, uscito proprio nel 2019.

Non esente nemmeno l’attualità italiana vissuta attraverso il contest del <<quale metà dello stadio urla più forte?>> che non ha visto un vero vincitore perché come dice Luciano non importa vincere, perché a noi non importano le differenze che ci separano, ma quelle che ci uniscono.

Di concerti del rocker di Correggio ne ho visti qualcosa tipo …anta e Piccola stella senza cielo e Certe Notti mi hanno un po’ stufato (sorry) ma rimango comunque soddisfatta con la chiusa e i saluti finali sulle note dell’ormai leggendaria Urlando contro il cielo.

Un consiglio, Luciano: dedica più tempo a quelle chicche poco famose e nascoste alle quali, ingiustificatamente a parer mio, non dedichi abbastanza attenzione. Prima fra tutti Piccola città Eterna.

Come sempre grazie zio perché le serate in tua compagnia sono sempre speciali.

Grazie anche a Parole e Dintorni.

 

Testo: Sara Alice Ceccarelli

Foto: Mirko Fava

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