Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Nesli e quel suo modo di dire che “Andrà tutto bene”

Ho un debole per l’inizio delle storie d’amore e ce n’è una che non ho mai raccontato a nessuno, una di quelle storie che sai quanto siano importanti e cosa rappresentino per te, ma che nessuno ti ha mai chiesto di raccontare e le custodisci dentro per anni. Partiamo dal fatto che come sempre per me non vale la regola del: Il primo amore non si scorda mai.” ma bensì il secondo. I miei primi amori sono sempre finiti nel dimenticatoio.

Questa storia invece inizia nel 2004, quando avevo poco più di 16 anni ed ero una ragazzina ribelle e indisciplinata, odiavo la scuola infatti non studiavo mai e mi ero trasferita da un po’ di tempo in una città, quella che attualmente è la mia città: Rimini. Il mio essere esuberante ed eccessiva praticamente in tutto, camminava di pari passo con il mio essere perennemente introspettiva… Tradotto: mi facevo delle grandi paranoie, accompagnate da grandi paure e grande estremismo nel vivere tutto in maniera totalizzante senza conoscere le vie di mezzo, ma a 16-17 anni ci sta. Il problema è che ho continuato anche a 18, 19, 20, 21 ecc ecc.

Esorcizzavo tutto con due cose: la musica e la scrittura e amavo solo la verità, come sempre, perché ad oggi che di anni ne ho 32 non è cambiato molto il mio modo di esorcizzare i dispiaceri o le cose che mi fanno soffrire, è cambiato solo lo status da negativo a positivo.

Francesco Tarducci credo sia entrato nella mia vita principalmente per questo motivo, perché attraverso le sue canzoni non faceva altro che descrivere i suoi dolori e le sue mancanze con parole vere, nette, sincere e taglienti. Era simile a me ed era tutto quello di cui avevo bisogno mentre ero in conflitto con me stessa e col mondo. Lui cantava Parole da dedicarmi ed io pensavo: “C’è qualcuno uguale a me” lui faceva promesse a sé stesso con Da domani e Un altro giorno e io imparavo cosa fosse la speranza, la fiducia. Era l’unico in grado di capirmi, l’unico in grado di descrivere i miei stati d’animo.

 

 

Conosciuto da tutti come il fratello di Fabri Fibra (come se fosse necessario specificare questo dettaglio in tutte le descrizioni esistenti) per me è sempre stato solo ed esclusivamente NESLI. Quello che mi ha accompagnato in uno dei periodi cruciali della mia esistenza e che da quando ha iniziato a farmi compagnia, in realtà poi non ha più smesso di essere il compagno di quest’avventura chiamata vita.

Dal rap al pop, da testi forti a dichiarazioni d’amore, da descrizioni perfette del concetto di abbandono e di assenza allo spremere in tutti i modi possibili tutti i sentimenti e le sensazioni esistenti, io camminavo di pari passo con i suoi cambiamenti, con gli avvenimenti della sua vita descritti nelle sue canzoni.

Viaggiavamo insieme.

Una carriera che ha preso il via con Ego (primo album datato 2003) ed arrivata ad oggi con Vengo in pace (2019) In tutti questi anni c’è stata una costante, una sua costante ed è proprio quella verità che non ho mai smesso di cercare e ricercare ovunque, compreso nella musica, sapendo di poterla trovare puntualmente in tutte le sue canzoni, come se fosse una sorta di certezza per me e mentre il suo pubblico iniziava a dividersi tra quelli che gli davano addosso accusandolo di esser cambiato, di non essere più un rapper ma uno che stava per buttarsi in pasto all’essere “commerciale” io continuavo ad amare ogni suo cambiamento, perché oltre alla costante della verità Nesli ha sempre avuto un’altra costante ed è quella di parlare col cuore in mano, andando a scavare a fondo, facendosi spesso male, ma male davvero.

E’ sempre stato un artista vero, senza filtri, senza veli e senza paura di mostrarsi davvero con tutto il suo bagaglio di errori e di esperienze positive e negative. Ha sempre avuto la poesia nelle vene. I suoi viaggi interiori, le sue fragilità e quella ricerca ostinata di equilibrio e di benessere sono sempre appartenuti anche alla mia persona. Mi sentivo come lui.

Dieci anni fa, nel 2009 bussa alla mia porta per la seconda volta un periodo buio ed è l’anno in cui esce FRAGILE – Nesliving vol. 1 e 2 due album che rappresentano senza dubbio la mia salvezza ed è anche l’anno in cui finalmente grazie ad un tour nei club riesco a conoscere e ad abbracciare Francesco.

L’anno de La fine con “Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani, per riniziare per stravolgere tutti i miei piani, perché sarà migliore ed io sarò migliore come un bel film che lascia tutti senza parole.”

L’anno di Se perdi con “Mi hai salvato la vita, sì proprio tu e la vita da quel giorno mi è piaciuta di più” ed è proprio all’interno di questa canzone che sento e mi soffermo per la prima volta sul nome Mia, nome che successivamente è diventato anche quello della protagonista dei miei libri.

Ancora una volta la sua musica diventa un appiglio, ancora una volta tutte le canzoni contenute in quei due album riescono a scrollarmi di dosso le paure e ad accendere in me la speranza di poter tornare a vedere la luce, anche se poco alla volta dalle fessure della finestra della mia camera da letto. Ma è soprattutto l’anno in cui riesco a dirgli GRAZIE guardandolo negli occhi con quel primo abbraccio che non dimenticherò mai.

 

 

Da quel giorno ho percorso chilometri e visto decine di suoi live. Era, è stato ed è semplicemente l’artista del mio cuore, quello che lego a tanti piccoli e grandi avvenimenti della mia vita, quello che mi ha fatto compagnia nelle mie notti senza sonno, quello che mi ha accompagnato durante il mio primo viaggio a New York con l’album Nesliving volume 3 che ha segnato definitivamente il suo passaggio dall’hip-pop al pop e ricordo perfettamente di aver ascoltato fino allo sfinimento poco prima di salire sull’aereo il suo singolo Partirò e quella frase che continuava a rimanere impressa nella mia testa “Le parole hanno vita lunga, le paure hanno vita breve.”

E nel 2016 esce il mio primo libro e decido di chiamare la protagonista delle mie pagin Mia e poco dopo l’uscita del libro, come se lui l’avesse letto o sapesse già tutto mi arriva l’ennesimo regalo con il suo nono album Kill Karma che contiene una canzone dal titolo Piccola Mia, cucita perfettamente addosso al mio sogno di mollare tutto e andare a vivere a New York

“Piccola Mia che vuoi così tanto scappare, che vuoi il mondo nella tua stanza e ogni giorno da incorniciare, che sogni una ita da Marilyn che tanto non si può fare, una vita da film che non è qui perché non è reale. Piccola Mia con le valigie dentro quel taxi, che hai voluto ricominciare come se ci mancasse il male perché sapevo che volevi andare, volevi sognare senza legame…”

Ricordo di aver pianto un bel po’ dopo aver schiacciato Play perché è sempre stato puntuale, non ha mai sbagliato i tempi e mi ha insegnato a lasciare andare, con il suo motto “Il bene genera bene” mi ha insegnato a credere davvero che alla fine il bene vinca e che “La fine non esiste” che la parola fine non dev’essere una paura in più ma solo l’occasione per un nuovo inizio.

Mi ha insegnato che essere dei sognatori cronici non è poi così male, mi ha insegnato a reagire, a rischiare sempre e comunque, a trasformare le sconfitte in vittorie e le delusioni in lezioni di vita. E’ sempre grazie a lui che ho imparato la bellezza della solitudine, del saper stare sola e prendermi cura di me stessa.

Andrà tutto bene è il titolo di una sua canzone e del suo libro autobiografico ma è soprattutto la frase che ripeto oggi giorno alla Claudia versione FRAGILE.

 

Claudia Venuti

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