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ReCover #1 – The Smashing Pumpkins “Mellon Collie and the Infinite Sadness”

• Un’anti-recensione •

 

Non avevo mai ascoltato interamente Mellon Collie and the Infinite Sadness, e a dirla tutta gli Smashing Pumpkins non sono mai stati nella rosa delle mie band preferite, per cui quando mi venne proposto di illustrare quest’album la presi come una sfida verso l’ignoto: certo, conoscevo le canzoni più famose del gruppo, ma non li avevo mai approfonditi più di tanto. E così, conquistata dal booklet e dalla figura femminile in copertina iniziai ad immergermi nell’universo di Mellon Collie.
In realtà mi ci sono proprio tuffata di testa, taccuino alla mano, ascoltando di fila tutti e ventotto i pezzi del doppio album, e da subito mi resi conto di quanto sarebbe stato complesso e al contempo elettrizzante cercare di racchiudere il tutto in una sola illustrazione.

Ho impiegato giorni per inglobare ogni singola nota, ogni parola, emozione per riuscire poi a metabolizzare emotivamente e mentalmente l’abnorme quantità di materiale, rendendomi conto con mia grande sorpresa che questo mondo a me quasi sconosciuto in realtà già mi apparteneva. Il perché l’ho capito quando ho realizzato che la band è riuscita a raccontare un qualcosa di estremamente complesso come la fine dell’adolescenza e l’ingresso nell’età adulta, un qualcosa di così universale per cui mi son sentita trasportare indietro nel tempo, risucchiata in un vortice di rabbia e amore, disagio e desiderio, leggerezza e solitudine, luce e ombra. 

E ovviamente la malinconia, collante e chiave di lettura dell’intero album che ci viene suggerita dal gioco di parole del titolo.

Mellon Collie è un album pieno di dicotomie e contraddizioni stridenti, a partire dal concept che lo divide in due parti nette: Dawn to Dusk e Twilight to Starlight.

Per me è stato un viaggio a ritroso nei sentimenti provati a quell’età, un viaggio così denso da rendere semplice il processo di empatia con la me stessa di dieci anni fa, coi ragazzi che ascoltarono l’album nel ’95 (che ammetto di aver invidiato non poco) e quelli che ne godranno in futuro, tutti noi col cuore spezzato confortati dalla musica degli Smashing Pumpkins.

C’è chi ha definito quest’album inascoltabile tutto d’un fiato, troppo caotico e ambizioso per il suo cercare di toccare un’ampissima moltitudine di generi diversi.
Probabilmente invece, per il solo fatto di essere così ambizioso incarna uno spirito decadente, lo stesso di chi desidera lasciare un segno indelebile nella storia: un cuore pulsante che brucia di volontà di espressione. 

Billy Corgan parla ai suoi simili, a chi come lui vive immerso nei dualismi, in un caos di influssi sempre più complesso, in cui non si può fare a meno di assorbire tutto ed infine filtrarlo tramite il proprio io creativo.

È un processo assimilato dagli Smashing Pumpkins ma anche dall’illustratore John Craig, che nel creare il booklet ha attinto dalla storia dell’arte in maniera spudorata, rielaborando ogni elemento con gli stilemi del proprio tempo, come i colori estremamente saturi che contribuiscono a rendere il clima surreale, ma soprattutto l’influsso dirompente del kitsch.

Molti dei lavori di Craig hanno un aspetto vintage, e ciò non è un caso: l’artista collezionava vecchie foto e immagini che raccoglieva nel suo laboratorio, pronte per essere utilizzate alla prima occasione.
Quest’occasione sembrò arrivare proprio con Mellon Collie, sebbene Corgan non ne fosse convinto fin da subito: per la sua copertina voleva assolutamente un artista che dipingesse in stile vittoriano, per cui visionato il portfolio di Craig decise di continuare a cercare il candidato perfetto. 

Ma dopo che nessuno fu entusiasta degli altri candidati, Corgan si dovette ricredere e venne chiesto a Craig di occuparsi, inizialmente, solo dell’interno del booklet.
Nonostante questo, Corgan rimase dubbioso finché non vide il primo collage, i due bambini nel prato di papaveri, sicché convinse tutti ad affidare a Craig anche il progetto copertina.

La selezione degli elementi del collage è stata una collaborazione tra Corgan e Craig alla fine della quale si è giunti al risultato finale che tutti conosciamo: la figura femminile sulla stella.

L’immagine è apparentemente semplice, ma si tratta di un abile assemblaggio di vari elementi incastonati alla perfezione fra loro. 

Il viso della donna appartiene al dipinto La Fedeltà di Jean Baptiste Greuze, pittore francese del ‘700 famoso per le sue fanciulle rappresentate in un misto di innocenza ed erotismo.
Il corpo invece è stato preso dal celebre dipinto di Raffaello Santa Caterina d’Alessandria, e adattato alla perfezione al volto con un abile lavoro di scanner.
L’origine degli altri elementi, invece, è un po’ meno aulica: la stella proviene da una pubblicità di un whisky, mentre lo sfondo stellato è stato preso da un’enciclopedia per bambini.

È proprio questa mescolanza di elementi alti e bassi, provenienti da ambiti lontanissimi fra loro, che vanno a creare un’opera visivamente tanto ricca da esprimere quel gusto decadente che Corgan cercava nell’arte vittoriana, ma che è riuscito ad ottenere ugualmente grazie al genio creativo di Craig.

D’altronde l’arte non è altro che lo specchio della società: abbiamo un collage visivo per Craig e un collage musicale per gli Smashing Pumpkins, entrambi legati insieme dall’abbraccio dolce-amaro di Mellon Collie, a cui ho voluto rendere omaggio pensandola come protagonista dell’album, un po’ alter ego di chi ascolta, un po’ allegoria contemporanea della malinconia.

 

 

Cinzia Moriana Veccia

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