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I Boschi Bruciano e la leggera pesantezza dell’essere

“Scusami, tendo un po’ a divagare, ma davvero non sono abituato a fare interviste”

Si giustifica così, un po’ timidamente, Pietro, cantante e chitarrista de I Boschi Bruciano, al telefono con noi per fare due chiacchiere il giorno dopo l’uscita del primo album, ancora emozionato per tutto quello che era successo nelle ventiquattr’ore precedenti.

Ci Pesava è il vostro album di esordio: come vi sentite a pensarci?

In qualche modo è una sensazione di sollievo. Avevamo la necessità di esprimere attraverso la musica quello che ci è successo negli ultimi anni e credo che il titolo, Ci Pesava, lo dica chiaramente. L’uscita dell’album è un po’ il culmine di un percorso iniziato un anno e mezzo fa, quando abbiamo cambiato nome e formazione, ma sicuramente è anche l’inizio di qualcosa di nuovo e diverso.

La percezione ascoltando l’album è che sia un disco personale: è stato difficile scavare o è stato più un processo naturale?

È stato un processo decisamente naturale. I testi li scriviamo io e mio fratello Vittorio (batterista della band), mentre gli altri si occupano degli arrangiamenti, ma anche quando abbiamo cercato di essere meno introspettivi e più “sociali”, come in Mi Spegnerò, ci siamo resi conto che il filtro soggettivo della band è rimasto, però non è necessariamente una cosa negativa. 

 

 

Ci Pesava è un disco formato da tante anime, c’è la disillusione ma anche la rabbia e la voglia di reagire. Ce n’è qualcuna che prevale o è un mix omogeneo?

Abbiamo cercato di realizzare un disco più simile ad un concept album che non ad una raccolta di singoli e questi due sentimenti sono un po’ i due fili conduttori che accompagnano tutti i brani. Abbiamo cercato di trasmettere un’alternanza abbastanza omogenea di disillusione e speranza in tutte le tracce, senza tralasciare un po’ di autoironia, che non fa mai male. 

Scostandoci un attimo dal disco, volevo farvi una domanda sulla playlist che avete realizzato quest’estate, Pezzi che Bruciano: cosa ci si trova dentro e che scopo avete deciso di crearla?

È una playlist che aggiorniamo ogni settimana. Dentro ci sono sia brani di rock band già affermate che altri di gruppi minori e indipendenti. L’abbiamo creata principalmente per due ragioni: una più egoista, nel senso che siamo perennemente attaccati a Spotify e volevamo avere i pezzi che ci piacciono sempre a portata di mano. Poi ci tenevamo a far conoscere ad un pubblico più vasto quelle piccole realtà come noi che magari su internet non riescono a raggiungere la visibilità che meritano. La rete è un grande strumento, ma a volte può essere un po’ annichilente.

Ora che avete pubblicato il disco, avete in programma anche un tour?

Da questo punto di vista, siamo un po’ vecchio stile, quindi suonare live è il nostro obiettivo ultimo. Non posso sbilanciarmi troppo sulle date, ma per ora abbiamo annunciato che apriremo il concerto dei Cara Calma, che consideriamo i nostri fratelli maggiori, al Magazzino Sul Po, a Torino. Poi vedremo, noi vorremmo stare in giro il più a lungo possibile.

 

Francesca Di Salvatore

 

 

 

Foto Credit: Francesca Sara Cauli

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