Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Aspettando Indie Pride 2019: UNA

C’è chi la chiama Marzia e chi la chiama UNA, ma la sostanza non cambia: una delle musiciste più attive contro razzismo e violenza di genere, nonché parte integrante della comunità Queer. La sua partecipazione ad Indie Pride, quindi, appare del tutto naturale. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con lei al telefono in attesa della sua esibizione sul palco del TPO il 26 ottobre insieme a Honeybird e Diana Paiva Cruz, un trio femminista creato proprio per l’occasione. 

Secondo te, perché è importante aderire all’Indie Pride?

È sicuramente un modo per prendere posizione e dare più visibilità a chi di solito rimane ai margini. Mi esibirò con Monique (Honeybird) e Cruz e ognuna di noi è attiva nella lotta per i diritti LGBTQ+, ma diciamo che la nostra partecipazione si concentra più sulla questione della parità di genere. Anche nel mondo della musica i dati parlano chiaro: la maggior parte dei progetti e delle band presentati nei festival sono maschili. Noi vorremmo mostrare che esiste una forte compagine femminile nel mondo della musica e dell’arte in generale, anche se spesso bisogna scavare per trovarla.

Essere consapevoli di ciò che accade intorno a noi è fondamentale per lo sviluppo di una coscienza critica e morale. Credi che la musica possa aiutare ad informare le persone, a sensibilizzarle e a combattere sessismo, bullismo e omotransfobia?

Assolutamente sì, ma non è importante solo il contenuto delle canzoni. Ormai siamo più presenti sui social che sui palchi e la comunicazione passa per un buon 70% attraverso quei canali. La rappresentazione che diamo di noi stessi dal palco, nelle interviste o in un semplice post ha un valore politico molto forte ed è anche attraverso questi mezzi che si possono far passare quotidianamente valori come la tolleranza, l’inclusione e l’abbattimento di ogni forma di marginalizzazione sociale. La musica può avere un forte impatto sociale, ma questo ovviamente implica un’enorme responsabilità che ogni musicista deve sapersi assumere.

Quest’anno è uscito il video ufficiale di Marie, un pezzo contenuto nel tuo ultimo album AcidaBasicaErotica, che parla di femminicidio attraverso la vicenda dell’attrice Marie Trintignant. Alla luce del suo contenuto, può una canzone essere più potente e diretta rispetto ad altri mezzi di informazione?

Le canzoni hanno il potere di essere trasversali, di poter colpire ed emozionare chiunque a prescindere dalla loro cultura musicale. Possiedono un linguaggio universale che ha anche il pregio di poter essere tramandato di generazione in generazione. Inoltre, scrivere e cantare di una problematica sociale così importante ha permesso anche a me di crescere. Parlando della canzone nello specifico, si è trattato di un progetto molto difficile, dove ho dovuto approfondire le mie conoscenze sul tema e confrontare la mia visione con quella di altre persone che la pensavano in modo più o meno diverso: oltre all’impatto sul pubblico, quindi, c’è stato anche quello su me stessa.

 

Cecilia GuerraFrancesca Di Salvatore

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