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Senna “Sottomarini” (Roma 10, 2019)

Cos’è l’indie?

Questo genere musicale è rappresentato da artisti (emergenti, nella maggior parte dei casi), che sono l’anima della cultura underground, che autoproducono dischi o al massimo sono supportati da etichette discografiche minori che cercano di contrastare il dominio delle major.

In Italia, tendiamo ad appiccicare l’etichetta indie con facilità. Due accordini simpatici, testo di non facile interpretazione che per la maggiore trattano di nostalgia, avvilimento, e amarezza, et voilà! Il cantante/gruppo indie-del-momento è pronto per riempire palazzetti.

In questa mia visione musicalmente razzista verso ciò che la popolazione media indica come indie, molto spesso quando ascolto gruppi che si definiscono appartenenti a questo genere, arrivo al massimo alla seconda canzone, dopodiché il mio cervello e il timpano vanno in necrosi.

Ma ci sono sempre le eccezioni: gruppi a cui basta un nastro, un vecchio 8 piste salvato ad un mercatino dell’usato, una stanza e tanta emotività.

In questo caso è il gruppo Senna, formato da due fratelli (Carlo e Simone Senna) e un amico (Valerio Meloni) nati a Roma, i quali rappresentano il vero concetto di indie.

Prendere il nulla e creare un disco intimo, reale, sentimentale, artigianale.

La loro concezione di musica comunica purezza. Sentimenti liberamente esposti usando le loro doti canore, e la composizione della musica che entra dalle orecchie e arriva dritto al cuore (o fa scoprire di possederne uno).

Sottomarini, il loro disco d’esordio è un viaggio nelle loro vite private, come camminare in casa di sconosciuti e aprire le porte chiuse. “Imperfetto e dolce come l’anima di chi l’ha scritto, come la vita. Racconta la storia, anzi le storie, di un anno difficile” – così il gruppo descrive il loro primo lavoro.

Parlano di perdite, di dolore procurato, e di quello inflitto. E lo fanno con delicatezza, perché sanno di toccare il punto G del cuore.

Aprono questo disco con (Punto e a Capo), intro musicale, che ha il sapore del gelato sciolto sotto l’ombrellone di un’affollatissima spiaggia italiana ad agosto.

Giulia, un tenero brano che ricorda le amicizie che nascono in estate, quelle che profumano di amore non corrisposto, di imminente distacco e ingenuità.

Subito dopo troviamo Agosto, il primo singolo, un brano che sembra parlare di questo mese come un periodo pieno di aspettative, di novità, di divertimento e di amori. Ma a ferragosto (quando è stato scritto), pioveva, quindi il pezzo possiede una malinconia che è poco consona con il titolo.

Il secondo singolo che è uscito è Italifornia, è un inno alla nostra penisola, un omaggio a una terra non perfetta ma piena di bellezza e vita.

L’ultimo singolo pubblicato è Le Cose a Metà: parla di tutte delle cose straordinarie che abbiamo intorno a noi, che trascuriamo per lanciarci nell’inseguimento di altre, irraggiungibili e che magari neanche esistono. 

Fiume, ballata con chitarra, violino e voce dolce e malinconica, conduce in uno stato d’animo di tristezza pura, fa pensare a tutti i tuoi disastri amorosi, e ti ritrovi a piangere per il bambino che ti ha tirato le trecce a sei anni.

Un album che fonde estate e inverno, in un’ambientazione indie che mescola rock e pop.

Questi ragazzi son da tenere sotto occhio, talento e sentimenti, trasmessi in modo eccezionale.

 

Senna

Sottomarini

Roma 10, 2019

 

Marta Annesi

 

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