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Testacoda: un cantautore fuori dagli schemi

Testacoda è un cantautore decisamente particolare, dallo stile musicale e comunicativo molto personale. Classe 1994, originario di Como e di base a Milano, da meno di un anno ha pubblicato il suo primo EP, Morire va di moda, e il 20 dicembre esce il suo nuovo singolo guasto. 

L’amarezza dei testi è compensata da una musicalità calda e ben struttura, organica e piena. Chitarre, tastiere e programmazioni ritmiche si intrecciano molto bene supportando al meglio le liriche. 

Anche in guasto non mancano tutti questi elementi, esemplari di una certa estetica essenziale e lo-fi tipica del suo approccio alla musica, molto spontaneo, diretto e sintetico, proprio come lui. 

Abbiamo deciso, per l’occasione, di fare quattro chiacchiere con Testacoda per farci raccontare qualcosa su di lui, sul suo lavoro e sui suoi ascolti di riferimento. 

 

Ciao! Innazitutto parto subito chiedendoti una curiosità: da cosa deriva il tuo nome d’arte?

“Il nome suonava bene e ho deciso di usarlo, è figo anche il fatto di poterlo ribaltare su Instagram.” (il suo nickname è @codatesta, NdR)

 

Ci parleresti un po’ del tuo nuovo singolo guasto? Come è nato e cosa vorresti esprimere?

“All’inizio pensavo di chiamarlo pastiglie ma sarebbe stato troppo banale. Parlo di Gesù Cristo che per qualche strano motivo si è guastato.”

 

Come avviene il tuo processo compositivo? Quali fasi lo compongono?

“Scrivo e trovo una melodia quasi nello stesso momento, poi arriva la base e il brano si completa.”

 

La produzione è molto essenziale e diretta, per certi versi anche lo-fi: come è avvenuto il lavoro in tal senso?

Ah io chiedo quello che mi piacerebbe avere e se i ragazzi sono presi bene lo facciamo.”

 

Parlando del lato visivo, mi ha colpito molto l’artwork che porta anche la tua firma: ce lo racconti?

Non saprei sinceramente cosa dire, sono andato a casa di Simone che si era offerto per fare la cover e ha avuto questa idea del bagno fuori servizio, abbiamo pasticciato e alla fine, su Photoshop, non so perché ma è arrivato il maialino di Minecraft.”

 

Facendo un piccolo salto all’indietro, cosa ti ha avvicinato alla musica e qual è stato il tuo percorso fin qui?

Ho sempre ascoltato musica e non credo smetterò mai di farlo perché è l’unica passione insieme ai videogiochi che non si è mai placata.”

 

Hai degli ascolti che ti hanno influenzato nel corso della tua vita e che vorresti consigliarci?

Vi consiglio alcuni dischi che a me fanno impazzire: Trash Island, Blonde, Warlord e Don’t Forget About Me Demos.

 

E oggi, in questo nuovo panorama, chi apprezzi di più?

“Ora come ora sono tutto per ECCO2K, fatico a trovare qualcosa di innovativo in Italia e io per primo cerco di distaccarmi il più possibile dalle mie influenze (che non sono quelle che ho consigliato sopra) ma è molto difficile e come lo sento con me stesso così lo sento con gli altri.”

 

Per salutarci, cosa ci dobbiamo aspettare da te nel prossimo futuro?

“Nuove canzoni che cerco di rendere sempre diverse da quelle precedenti.”

 

Filippo Duò

 

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