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Le Larve è un nome da tenere d’occhio

Le Larve è un cantautore in grado di spiccare decisamente nel mercato attuale: irriverente, diretto, fresco e con un personalissimo sguardo sulla realtà. Jacopo Castagna (questo il suo nome di battesimo) ha pubblicato su etichetta Polydor/Universal Music il suo ultimo singolo Ho Visto la Madonna l’8 dicembre scorso, una data sicuramente non casuale. Nel brano Le Larve racconta storie di vita quotidiana con un linguaggio di grande impatto, ben supportato da sonorità in bilico fra l’indie pop e il punk rock. 

Dopo i vari singoli usciti negli scorsi mesi, l’autore si conferma un nome da tenere d’occhio. Partendo da stilemi cantautorali molto contemporanei, esplora un sound che ricorda I tempi d’oro del pop punk, con una precisa attenzione alle parole e alla linea melodica. 

Per capire meglio il suo originale approccio alla musica abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui, parlando del nuovo pezzo e di molto altro. Ecco cosa ci ha raccontato. 

 

Ciao! Vorrei partire parlando un po’ delle sonorità presenti nei tuoi brani e in particolare nell’ultimo singolo, in cui convivono cantautorato, indie pop e rock. Come lavori in fase di scrittura e produzione? 

“In genere durante la fase di scrittura nella mia testa concepisco anche uno scheletro di arrangiamento, o comunque mi immagino il sound; in fase di pre-produzione lavoro con il mio braccio destro Stefano Maura e insieme arrangiamo il brano, dandoci prima dei riferimenti. Il nostro sound ha una linea di coerenza per quanto la proposta tra i brani sia differente.”

 

Mi ha colpito molto il testo: ironico e dissacrante, con numerose immagini prese dalla vita quotidiana e di immediato impatto. Cosa ti ha ispirato per scriverlo?

“Dentro i tre personaggi protagonisti di questa canzone ci siamo un po’ tutti, nello specifico poi si tratta di un riassunto di una serata realmente accaduta, romanzato, certo, ma non troppo.”

 

Anche il video non lascia indifferenti, ha un aspetto vintage e ben si sposa con le liriche: svelaci qualcosa di più sulla sua realizzazione. 

“Ammetto di aver avuto ansia durante la scena della rapina, perché avevo il passamontagna e una scacciacani in una zona dove sarebbe stato plausibile potesse accadere davvero. Durante le riprese sono passate due volanti, per fortuna non mi hanno visto, si sarebbe creato disagio.”

 

Raccontaci un po’ qual è stato il tuo percorso artistico finora e cosa ti ha spinto a fare il cantautore. 

“Ciò che mi ha spinto e che continuerà a spingermi a farlo, finché lo farò, è l’esigenza comunicativa. Ho iniziato a scrivere ormai otto anni fa e sin da subito ho iniziato ad esibirmi. Ciò che è cambiato in me, e quindi nella mia scrittura, è che prima vedevo la musica come un mezzo per arrivare agli altri, ora la vedo come un modo per tirarsi fuori.”

 

Ci sono degli ascolti che ti hanno particolarmente segnato?

“Certo, tra i miei album di riferimento Transformer di Lou Reed, Californication dei Red Hot Chili Peppers e in Italia, per esempio, Il padrone della festa di Silvestri, Fabi e Gazzè.”

 

Musicalmente parlando, come valuti il fermento attuale in Italia e come ti poni nei confronti della scena?

“Sono contento di vedere che sempre più gente si interessa alle nuove proposte; io per primo da sempre vado a cercare progetti inediti che possano piacermi. C’è bisogno di musica e, anche se ammetto che non tutto ciò che sento mi piace, penso che farla o ascoltarla non sia mai cosa sbagliata.”

 

Una curiosità: come hai scelto il tuo nome d’arte?

“L’ho scelto male.”

 

Sappiamo che, parallelamente alla musica, hai una carriera da doppiatore, ce ne parleresti? 

“Sì, è un lavoro che ho iniziato a fare da bambino; sono uno di quelli che chiamano figli d’arte. Tutta la mia famiglia lavora nel doppiaggio, nel cinema e nel teatro da generazioni. E’ un lavoro che mi piace e che non penso che abbandonerò mai, comunque vada con la musica.”

 

Uniamo le tue passioni con una domanda un po’ particolare. Se dovessi scegliere un film o una serie tv per cui ti sarebbe piaciuto lavorare alla colonna sonora, quale ci diresti?

“Probabilmente Skins, una serie che ho doppiato e che mi è piaciuta molto.”

 

Per salutarci, cosa prevedono i tuoi progetti futuri?

“Tanta musica e tanti concerti.”

 

Filippo Duò

 

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