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Mattia Mariano: storie sulle orme di Faber

Mattia Mariano, classe 1993 di Lecce, è cresciuto artisticamente col rap per poi passare ad un genere più cantautorale. Nel 2019 firma con la JEANS, uscendo con un nuovo progetto: Bombarolo.

Bombarolo è un breve concept EP che unisce sonorità attuali e passate, ispirato dalle opere di Fabrizio De André e in particolare dal personaggio del suo album Storia di un impiegato.

Mattia Mariano racconta la storia di un personaggio, PLAQO, che è il protagonista dei cinque brani che compongono il disco. 

Per conoscere meglio il suo percorso artistico gli abbiamo fatto qualche domanda, parlando del suo nuovo EP. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ciao Mattia! Qual è stato il tuo percorso artistico finora e cosa ti ha spinto a passare dal rap ad un genere più cantautorale?

“Ho iniziato fare rap circa nel 2010 nelle gare di freestyle, quel concetto associativo del rap mi è sempre piaciuto.  Nel 2018 dopo aver cambiato vari gruppi, ho cominciato a ricercare una svolta e in questa fase particolare della mia vita mi sono ritrovato ad ascoltare molto Fabrizio De André e il cantautorato in generale. Quando poi ho ascoltato Storia di un impiegato (album del 1973) ho trovato quello che forse nel 2010 sentivo nel rap cioè quella “sana strafottenza” e quel senso di non innocuo.”

 

Il 14 gennaio è uscito il tuo primo EP Bombarolo: com’è nato e di cosa parla?

Il Bombarolo riprende la figura omonima di Fabrizio De André in Storia di un impiegato. Il mio EP è nato quasi per caso. Quel disco mi ha stregato completamente perché oltre che essere il primo concept album nella storia della musica italiana, lo trovo avanguardistico sotto tutti i punti di vista. Quando provavo a scrivere brani rap, non mi sentivo vero, sentivo una forza dura proprio nella scrittura perché la trap o il rap specie negli ultimi anni, ti costringe a scrivere in un determinato modo e ti vincola a determinati concetti, quindi avevo assolutamente bisogno di esprimermi in una maniera un po’ più complessa, perché è una musica che tende un po’ a semplificare. Mi sono ritrovato a voler riadattare De André alla trap.”

 

Quali sono gli artisti che hanno più influenzato la tua scrittura nella realizzazione di questo EP?

“Ho ascoltato tantissimo Fabrizio De André, Battiato soprattutto negli ultimi due anni, Caparezza. Anche Achille Lauro mi ha influenzato perché mi ritrovo nel suo vissuto e mi piace molto il suo tipo di scrittura: sebbene semplice è però efficace ed quello a cui ambisco.”

 

Nel brano La Ballata dei Dimenticati parli di un’umanità ferita o che cerca perdono per i propri sbagli, secondo te c’è una possibilità di riscatto per questi “dimenticati”?

“Il brano, essendo poi l’ultimo dell’EP, è più o meno la rappresentazione del Bombarolo, che dopo aver fatto un atto folle ha un momento di solitudine e dice “okay io adesso sono un dimenticato in questo momento sono al pari delle prostitute , sono al pari dei tossici e degli alcolizzati…”. Chiaramente il discorso dell’essere dimenticati, ripreso dall’idea dell’album di De André, è un concetto che mi piacerebbe allargare; penso che ogni persona abbia un motivo per sentirsi dimenticato e mi auguro semplicemente che chi si sente così ne prenda coscienza. Io credo che dal momento in cui se ne prende coscienza, il giorno dopo ci si può già sentire un po’ meglio di prima.”

 

Ci saranno dei live prossimamente?

“Certo, assieme alla mia etichetta discografica ci stiamo impegnando per avere la possibilità di poter fare qualche live in futuro.”

 

Cosa si prospetta nel tuo futuro, musicalmente parlando?

Ho già alcuni “brani dimenticati” scritti ma sto iniziando a creare nuovi brani. Rimarrò sempre sul genere più cantautorale e mi piacerebbe poter continuare a lavorare nel mondo della musica per molti anni.”

 

 

Margherita Lambertini 

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