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Bartolini e l’importanza di non allontanarsi mai davvero

La settimana scorsa abbiamo avuto il piacere e la fortuna di occupare il tempo ascoltando in anteprima il primo album di Bartolini, Penisola, in uscita il 3 Aprile. In parte delicato, in parte sfrontato, sempre sincero: ogni pezzo sembra una lettera, prima scritta e poi cantata, e tutte insieme creano una corrispondenza carica di intuizioni, prese di coscienza e confessioni per undici persone collegate dal bisogno di sentirle vicine, mai distanti, mai isole. 

Abbiamo chiesto un po’ di cose a Giuseppe riguardo l’album e più in generale riguardo la sua carriera e le sue scelte, ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ciao Giuseppe! Nessuna presentazione nelle info di Spotify, né su Facebook, allora perché non farla qui: chi è Bartolini e qual è la sua storia?

“Sono un ragazzo di 25 anni, nato in Calabria e vivo a Roma da svariati anni. Ho iniziato a suonare all’età di dieci anni la chitarra, sia per passione sia per evadere dalle situazioni che ho vissuto durante la mia adolescenza. Nell’ambiente dove sono cresciuto mi sono trovato spesso da solo e non del tutto accettato a causa degli interessi che avevo e per questo motivo ho avuto sempre difficoltà a trovare persone come me, motivo per cui non ho mai avuto una band e non sono mai riuscito a tirare fuori del tutto quello che avevo dentro, neanche con la musica. L’esperienza musicale era un pianeta molto lontano per me a quei tempi. Ho avuto la fortuna di avere due figure fondamentali che mi hanno cresciuto musicalmente facendomi scoprire i dischi che hanno accompagnato la mia “evasione”, cioè mio padre e mio zio materno. Grazie a loro mi sono appassionato alla musica new wave, punk, post-punk e indie rock. Dopodiché ho smesso di suonare per tre anni e di ascoltare musica, perché ero nauseato da me stesso e volevo essere un’altra persona. Volevo cercare di diventare quello che gli altri intendevano per “persona normale”.
Ho ricominciato a suonare a Roma dove mi sono liberato della mia nuvola di timidezza ed ho iniziato a sperimentare il canto, iniziando a scrivere prima in inglese e poi in italiano.
Nel 2016 ho vissuto a Manchester per un anno, città a cui mi sono sentito sempre legato da un punto di vista spirituale e musicale e in cui ho capito che volevo essere un artista. Qui ho iniziato a suonare le mie primissime canzoni in italiano e a scrivere. Tornato in Italia ho preso parte al collettivo Talenti Digital con cui ho fatto uscire le prime canzoni e sono cresciuto artisticamente. L’anno scorso è uscito il mio primo EP BRT Vol.1 e sono stato in tour per tutta l’estate. Nel frattempo, ho scritto tutto il nuovo album che uscirà con distribuzione Carosello Records.” 

 

Da Penisola non traspare solo una tua crescita musicale ma anche un cambiamento personale. “Cercare di non chiudermi nel mio guscio, di non essere un’isola” è uno dei tuoi propositi per questo nuovo inizio, se possiamo chiamarlo così. Ci sono stati però finora dei momenti in cui hai avuto bisogno di rimanere solo e lontano dal resto? Per esempio, per concentrarti su di te e tirar fuori quello che avevi dentro?

“Si, ci sono stati molti momenti in cui ho avuto bisogno di isolarmi da tutto, anzi è una condizione necessaria quando scrivo o registro. Non riesco, purtroppo, a lavorare o a scrivere se qualcun altro è nella mia stanza, mi inibisco. Sono sempre in quarantena quando scrivo. Il mio proposito fa riferimento al fatto che negli anni passati contenevo dentro di me strascichi di una rabbia post-adolescenziale e questo mi portava ad allontanarmi anche dalle persone care mentre adesso vorrei essere una penisola, vorrei stare più vicino quotidianamente a chi è presente per me.”

 

L’album infatti è caratterizzato da testi che ricordano quanto siano importanti le relazioni e i contatti e in questo momento più che mai capiamo quanto siano necessari i rapporti umani. Che influenza hanno gli altri (le relazioni, le sensazioni, le esperienze condivise) sulla musica che scrivi?

“L’influenza degli altri è fondamentale nella scrittura delle mie canzoni.”

 

Appena uscita, Lunapark ha ricevuto un bel po’ di commenti positivi e tanti ascolti su Spotify. La traccia è davvero bella, ma non ha nulla da invidiare alle altre dell’album, ognuna speciale a modo suo. Ero curiosa di sapere, perciò, qual è il processo che ti ha portato a scegliere di pubblicare dei pezzi tipo Lunapark e Non dirmi mai, piuttosto che altri.

“Ti ringrazio molto per aver apprezzato le altre canzoni del disco. Abbiamo deciso di fare uscire la canzone che fosse più vicina allo stile dell’EP (quindi Non dirmi mai) e che rappresentasse, però, una sorta di evoluzione di quel suono. Lunapark è il suo opposto per certi versi e rappresenta, forse, il pezzo più maturo dell’album.”

 

Quali sono gli artisti italiani o stranieri che hai ascoltato di più nel periodo in cui hai scritto questo album?

“Considerando che quest’album è stato scritto durante tutto il 2019 ho ascoltato diversi artisti italiani tra cui Battisti e Dalla e molti internazionali della nuova scena inglese come per esempio i Fontaines D.C., Idles e Shame. Poi Toro y moi, Foxwarren, Wild Nothing, Foxygen, Ross From Friends per citarne alcuni.”

 

Volendola allontanare dalla situazione particolare che descrive, Iceberg potrebbe essere la canzone che fotografa perfettamente questo periodo: “a quanto pare non posso più restare da te/ sono solo stanotte/ mi butto in un canale della televisione/ […] quando finisce il vento andiamo a festeggiare o no”. Tu come lo stai vivendo e cosa farai appena sarà finito questo periodo?

“Hai ragione, ed è assurdo perché questa canzone è stata scritta un anno fa per parlare di una situazione di solitudine estrema. A me piace molto stare a casa e come ti ho detto prima sto spesso in quarantena per scrivere e suonare. Adesso, però, sto iniziando ad accusare questa situazione. Avere la mia famiglia lontana e non poter vedere i miei amici è frustrante e, purtroppo, è un periodo in cui non riesco a scrivere né ad essere produttivo come vorrei.” 

 

Qual è, se c’è, la canzone di Penisola alla quale sei più legato?

“Dipende dal periodo, ultimamente mi sento molto legato a Sanguisuga forse perché è stata l’ultima canzone che ho scritto per l’album. Non so darti una risposta precisa perché le canzoni sono come i figli.”

 

C’è una persona alla quale fai ascoltare tutto in anteprima per avere dei consigli, dei giudizi o semplicemente per la curiosità di sapere cosa ne pensa riguardo i pezzi che scrivi?

“Si, alle persone che lavorano con me, alcuni amici e mio cugino.” 

 

Chiedere cosa ti aspetti da quest’anno è un po’ azzardato, quindi formuliamola così: qual è l’augurio che oggi Bartolini fa a sé stesso e alla sua musica?

“Mi auguro che questo disco possa arrivare in qualche modo alle persone e che queste si rivedano a modo loro nelle mie storie. Spero di essere un esempio per chi viene da una situazione simile alla mia, per trovare la forza di far uscire fuori le proprie passioni e di cercare quelle persone con cui condividerle.”

 

Marika Falcone

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