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Mavi Phoenix: la libertà di essere pop

This interview in also available in English here

 

Mavi Phoenix, ventiduenne di Linz ma di ascendenze siriane, inizia a scrivere e produrre da quando aveva undici anni le prime canzoni nella sua cameretta. Attualmente è uno degli artisti pop più promettenti in Europa. 

Il 3 aprile 2020 è uscito, tramite etichetta LTT Records, l’album di debutto Boys Toys: un concept album che prende e stravolge le sue ispirazioni restituendoci ad ogni brano un’immagine originale di sé stesso.

Abbiamo intervistato Mavi per parlare dell’album e per conoscere la ricerca di sé che sta alla base del suo percorso artistico.

 

Ciao Mavi! Il tuo nuovo singolo 12 Inches è uscito da poco e ha anticipato la pubblicazione del tuo album di debutto Boys Toys: come ci si sente ad essere un artista con il primo album appena completato? Sei eccitato per l’uscita?

“Mi ci è voluto davvero tanto per pubblicare un album, quindi si, sono super eccitato. Anche perchè è così personale, mi spiego, hai appena citato 12 Inches che è la traccia più personale che abbia mai scritto; sento che è un album molto speciale che toccherà le vite di un sacco di persone.”

 

Come descriveresti il suono del tuo album? A cosa aspiri, musicalmente parlando? Sei soddisfatto del risultato finale?

“Non sono mai soddisfatto al 100% di nulla di quello che faccio e penso che sia importante per crescere. Ma ovviamente mi piace l’album e penso che calzi a pennello con la mia situazione attuale. Inoltre, musicalmente parlando, c’è un’attitudine punk in questo disco ma è anche spesso dolce ed emotivo, e di nuovo è grandioso ed è pop. Credo ci sia un giusto mix di tutto quello che mi piace.”

 

Quando hai iniziato a scrivere musica e quali canali hai prediletto per condividerla col mondo?

“Ho iniziato a scrivere canzoni quando avevo circa 11 anni e ho anche prodotto a quei tempi, anzi, in verità ho iniziato come produttore. A 13 anni ho caricato un po’ di canzoni su MySpace. E poi Soundcloud, Youtube…”

 

La tua musica mischia il rap col pop e con la musica elettronica: c’è un qualche artista in particolare che ti ha influenzato? Se si, chi nello specifico e come?

“L’ho nominato centinaia di volte e lo farò ancora: Tyler, The Creator è stata una grossa influenza per me per anni, e anche per il mio album Boys Toys. Ma mi piacciono tanti artisti e sono stato influenzato dal altrettanti. Direi in particolare per quest’album: Rage Against The Machine, N*E*R*D, The Black Eyed Peas… Tutti gruppi che ascolto da quand’ero molto giovane.”

 

Adesso una domanda più personale, se non ti dispiace, riguardo il tuo coming out lo scorso autunno: senti che questo evento abbia cambiato il rapporto con te stesso e la percezione del mondo che ti circonda? Ha influenzato il rapporto con i fan e con il pubblico ai tuoi concerti? Come?

“Si, penso che tutto sia cambiato con questo fare outing. Non per me personalmente, perchè credo di essere sempre stato lo stesso. Ma solo il fatto di lasciar andare la tensione che si era formata negli anni ha davvero influenzato la mia musica e di conseguenza il rapporto con i fan. I fan sono incredibilmente comprensivi e piace loro quando vado sul personale e racconto cose vere. Dopo il mio primo concerto dopo il mio coming out la gente è venuta da me per dirmi quanto sembravo libero e disteso.”

 

Infine, quali sono i tuoi piani per il futuro? Dovremo aspettarci che la tua musica venga influenzata da questi strani giorni che viviamo, tra distanze sociali se non addirittura di quarantena?

“Mi sto prendendo del tempo libero per ora per concentrarmi sulla mia transizione ma anche per pensare a come continuare musicalmente nei prossimi anni. Sto producendo di più da solo dato che non posso andare in studio con dei produttori. Sto cercando di tirar fuori qualcosa di buono da questa situazione.”

 

Grazie per il tuo tempo, speriamo di rivederti presto dal vivo!

 

Margherita Lambertini

Foto di copertina: Nils Müller

 

Grazie ad Astarte

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