Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Lenire i malumori con il nuovo Calendario di Erbe officinali

Erbe officinali sono Riccardo, Daniel, Tiziano, Alessandro ed Elia. Il loro progetto nasce e cresce a Terracina, nel Lazio. 

Nel 2017 vincono il contest musicale per artisti emergenti di Anxur Festival con il singolo Quello che c’è fuori. Nel 2018 esce il loro primo disco Sospesi. Da quell’anno ad oggi pubblicano Schiena, Isola, Un altro mondo e l’ultimo arrivato: Calendario. In attesa del nuovo album, abbiamo fatto due chiacchiere con Riccardo e Daniel. 

 

È uscito il 7 Aprile il vostro nuovo singolo Calendario. Cosa racconta?

Riccardo: “In poche parole Calendario racconta di una certa fase della vita nella quale ti ritrovi tra due generazioni: quella precedente, durante la quale vai ballare tutte le sere e quella successiva, in cui ci si è sistemati, si ha famiglia eccetera. C’è un punto, una sorta di limbo nell’intermezzo, dove ti ritrovi a non fare più certe cose, a stare a casa sul divano a guardare Netflix, a ordinare pizze d’asporto e a bere birra. La canzone non parla di questo in maniera negativa, infatti nel ritornello diciamo: “Sono tutte le cose che non mi va di fare più”. Questo rappresenta una sorta di autoconsapevolezza raggiunta, una presa di coscienza.” 

 

In una vostra recente intervista ho letto che entrambi avete in comune una tendenza all’ansia e all’ipocondria e che, per fronteggiare questi malumori, solitamente usate rimedi naturali a base di erbe officinali (da qui il nome della band). In questo periodo dove l’ansia fa da padrona, le uniche cosa che ci mantengono sereni sono la speranza e l’ottimismo. Come si trasforma l’ansia in ottimismo?

Daniel: “Con la follia” (ride)

Riccardo: “Sinceramente non lo so. Non ho una ricetta per questo. Si potrebbe provare a cambiare qualche abitudine e far uscire qualcosa di positivo da questa cosa che sta accadendo. Noi lo facciamo attraverso le canzoni. Io ad esempio sto scrivendo moltissimo in questo periodo ma lo faccio per puro esercizio terapeutico. Ognuno ha il proprio modo per esorcizzare l’ansia.
Il periodo in cui abbiamo deciso di mettere su questa band, era un periodo di smarrimento generale nelle nostre vite personali, vuoi per la fine di un amore, vuoi per qualcosa di apparentemente banale come il non sapere quale università scegliere. La musica e il progetto Erbe Officinali ci dà una mano, è una via di fuga da quello che accade intorno. Per quanto mi riguarda la musica è terapeutica ma ognuno può trovare il suo modo per esorcizzare qualcosa. Alla fine, l’ansia è una manifestazione di un sentimento sottostante, quindi alle volte basta cambiare qualcosa, un pensiero o magari basta soltanto prendersi più cura di sé stesso.” 

 

Solitamente come create un pezzo? E com’è comporre in questo periodo di isolamento e distanza?

Daniel: “In realtà per noi non cambia niente in questo periodo perché scriviamo sempre a distanza. Credo che la differenza la faccia l’ispirazione che per alcuni può essere amplificata ma al momento per me è un po’ diminuita perché ci sono pochi stimoli dall’esterno: esci poco, vivi poche situazioni, conosci poca gente nuova, non vedi le persone a cui vuoi bene che sono quelle che ti scaturiscono l’ispirazione. Il nostro processo creativo però non cambia perché la nostra è sempre una staffetta Whatsapp tra me e Riccardo. Ci mandiamo quello che scriviamo e aggiustiamo il tiro nota audio dopo nota audio.”

 

Rispetto al vostro primo album del 2018 Sospesi, il vostro sound è cambiato? Cosa ci dobbiamo aspettare dal nuovo album? 

Daniel: “Sicuramente rispetto al primo album è cambiato molto l’approccio alla musicalità che abbiamo e anche la produzione. Il primo disco infatti è stato più un esperimento perché è nato dal nostro incontro, un po’ per caso e non avevamo idee chiare. Ci siamo fatti trascinare dal flusso di emozioni del momento e abbiamo messo su il primo album. Dagli ultimi singoli abbiamo iniziato a studiare e a percorrere sonorità più moderne e molto più elettroniche e quindi dal prossimo album c’è da aspettarsi una cosa completamente diversa.”

Riccardo: “Essendo autodidatti non avevamo nessun tipo di bagaglio esperienziale, per questo il primo disco è stato totalmente genuino. C’è stato un lavoro dietro ma non abbiamo pensato di fare una ricerca dei suoni e infatti è un disco molto acustico e molto crudo anche dal punto di vista delle produzioni: chitarra acustica, batteria… molto classico se possiamo dirla così. Mentre, come ha detto Daniel, dai singoli successivi fino all’ultimo, in particolar modo negli ultimi due o tre abbiamo cominciato a sperimentare molto di più e abbiamo cercato un suono che fosse più riconoscibile possibile. Quindi il prossimo disco sarà totalmente diverso dal primo e sicuramente molto più fresco nelle sonorità.”

 

Potete però dirci come passa la quarantena un musicista?  

Daniel: “Per quanto mi riguarda, del lato del musicista resta la chitarra: ogni giorno mi passa tra le mani perché ce l’ho qua in faccia ed è impossibile evitarla. Personalmente però sono molto meno ispirato quindi suono pezzi che mi piacciono ma non riesco a creare cose nuove. Poi vabbè, Netflix, videogiochi nel mio caso (che sono un po’ nerd) e qualche lettura.”

Riccardo: “Io dal punto di vista artistico sto scrivendo tanto, però lo faccio perché è una cosa che mi piace fare quando non ho niente da fare. Ovviamente non è detto che quello che scrivo sia qualitativamente utilizzabile per un lavoro, perché ci si ritrova spesso a scrivere delle stesse cose poiché gli stimoli non sono tanti. Si prova ad andare un po’ più lontano con l’immaginazione ma stando dentro quattro mura non è molto facile. Comunque sto scrivendo e chissà che qualcosa non esca dal cilindro. Per il resto, durante la mia giornata faccio le stesse cose che ha detto Daniel tranne per i videogiochi (non ho la playstation), porto fuori il cane, vado a fare la spesa, vado in farmacia e cose di questo tipo.”

 

Cecilia Guerra

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