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Palaye Royale “The Bastards” (Sumerian Records, 2020)

L’essere umano adulto è il risultato di esperienze accumulate, ma sono i traumi, i momenti negativi che conducono la psiche a mettere in atto una serie di tecniche di protezione dell’Io per salvaguardare il bambino che c’è in noi.                                                                                                                        

Questi avvenimenti ci segnano in modo così profondo che la nostra psiche escogita sistemi per sopravvivere, e i più fortunati nascono con un talento particolare nel comunicare questo disagio: l’arte di esorcizzare il proprio dolore condividendolo.

È proprio questo bisogno che ha portato tre fratelli di Los Angeles, Remington Leith, Sebastian Danzig e Emerson Barrett (ovviamente cognomi d’arte, quello vero è Kropp) alla formazione di un gruppo nel 2008 con il nome di Kropp Circle, per poi cambiarlo nell’estate 2011 nel definitivo Palaye Royale (omaggio al luogo del primo incontro dei nonni).
Crescono influenzati dal rock, e dalle band alternative del momento. Uno stile malinconico, che spazia dall’emo punk e il rock classico, impreziosito dalla voce di Remington (che nel 2018 ha “prestato” la voce nelle parti cantate a Johnny Faust in American Satan, film diretto da Ash Avildsen).
Il primo singolo di debutto è datato 2012, ma la svolta arriva nel 2015 con la firma del contratto con la Sumerian Record e quindi un nuovo album (in cui compare Kellin Quinn degli Sleeping with Sirens).

Il 2018 vede l’uscita di un nuovo album, di un tour e della vincita come miglior artista rivoluzionario per il Rock Sound Awards.

L’anno seguente al gruppo si aggiunge Daniel Curcio, bassista. 

Quest’anno tornano con The Bastards, album anticipato dall’uscita del singolo Lonely, un sound rockeggiante contaminato dal ritmo R&B, una ballata sulla solitudine e la depressione, dove la voce suadente del cantante esplode poco prima del ritornello. 

Little Bastard, il primo brano, infarcita di malinconia e rock con un’ intro che ricorda vagamente Falling Down di XXXTentacion.

Sull’onda del hard rock si presenta Massacre, The New American Dream dal ritmo concitato, chitarre veloci e la voce di Remington che dimostra di saperci fare, diventando acida e corrosiva pur mantenendo una dolcezza intrinseca.

L’asticella del gradimento impenna in Anxiety, rock alternativo mischiato con elementi della musica elettronica, i 30 Second To Mars fusi con i My Chemical Romance. Passaggi rapidi da uno stile all’altro che culmina in un urlo devastante. Questo andamento rappresenta perfettamente la condizione di un portatore cronico di ansia, quando l’attacco è alle porte e puoi sentirlo scivolare sottopelle fino al punto massimo di resistenza per poi scoppiare in tutta la sua potenza repressa.

In Tonight Is The Night I Die, il quarto brano dell’album, è riconoscibile il tema di James Bond in un contesto ritmato che trasmette rabbia, dolore, dove il testo stesso della canzone assomiglia ad una lettera di addio, carica di disperazione e rassegnazione.

Il disagio del sentirsi incompresi, sfruttati a livello emotivo traspare in Fucking With My Head, la loro anima punk rock dilaga contagiando anche il pezzo seguente, Nervous Breakdown (brano adattissimo per il post quarantena). 

La ciliegina sulla torta, il pezzo più figo è la bonus track, Lord Of Lies, un vero delirio post punk, tra batterie incasinate, bassi impossessati, sirene come sottofondo e la voce di Remington che diventa demoniaca.

In questo nuovo album troviamo i vecchi traumi, dalla paura dell’abbandono alla depressione, passando per l’abuso di sostanze per arrivare a tendenze suicide, ma viste con l’occhio di chi è riuscito (almeno in parte) a sopravvivere. Di avere la libertà di non soccombere alle costrizioni della società.

C’è del talento, una buona coordinazione tra i vari strumenti. L’evoluzione si è compiuta attraverso la sperimentazione, il cambiamento. La crisalide si è schiusa, il loro vero essere si è liberato.                             

 

Palaye Royale

The Bastards

Sumerian Records

 

Marta Annesi

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