Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Let the Music Play @ Anfiteatro del Venda

Anfiteatro del Venda (Galzignano Terme) // 16 Giugno 2020

 

Alla fine è successo. Prima di quando sperassi(mo). Meglio anche di quanto sperassi(mo).

È stato bello, è stato vero.

Siamo tornati ad un concerto. Un concerto reale, con i crismi che deve avere. Niente drive in, niente ologrammi, niente streaming né altre diavolerie. 

Un pubblico, coi distanziamenti e le misure previste, un palco — e che palco… esagero nel dire che in Italia ci sono pochi luoghi che possono reggere il confronto con l’Anfiteatro del Venda, con quel palco affacciato sulla pianura Padana e le sue mille luci? —e gli artisti su di esso. 

Tutto bello. Tutto perfetto.

Cioè non proprio tutto, come sostengono i rappresentanti delle Maestranze dello Spettacolo del Veneto, che ad inizio serata si prendono la scena, espongono uno striscione e fanno capire senza grandi giri di parole che la ripartenza tanto sbandierata è effimera, quando non proprio inesistente, soprattutto per certi settori, quali ad esempio la cultura. Sono parole importanti, dure, come giusto che sia, perché se la facciata ci appare stia tornando ad essere bianca, nasconde dietro ancora un sacco di sporco, che sarà difficile eliminare. Ad ogni modo un in bocca al lupo a tutti loro, sperando che presto possano ritrovare un po’ di serenità. E di diritti.

È la volta poi della musica, quella suonata, quella che ci ha spinto in cima al monte Venda, sfidando il maltempo che sta trasformando questo giugno in un novembre inoltrato, e ad aprire le danze tocca a Ricky Bizzarro, rocker trevigiano, una vita sul palco, da solo, in teatro, soprattutto coi Radiofiera, che hanno un disco pronto in uscita, prodotto da Giorgio Canali, e che questo virus ci costringe ad attendere. Ricky scherza “ho scritto un libro, ma ne ho una sola copia qui”, canta, suona, coadiuvato dal Maestro Sergio Marchesini, che con la sua fisarmonica fungerà da trait d’union della serata. Con l’occasione Bizzarro presenta anche un paio di brani in anteprima, mostra la sua enorme classe con una commovente In Meso Al Prà Dea Fiera, trascina con la sempre bella Me ciamo fora, si congeda felice quanto noi di essere tornato su di un palco.

Il testimone passa ad Erika Boschiero, col suo delicato folk, in bilico tra Joni Mitchell e la canzone popolare mostra (a me personalmente, che non la vedevo dal vivo da diversi anni…) un livello artistico ed una padronanza della voce e della chitarra non comuni e che strappano applausi ed urla di approvazione da tutta la collina. Salta con una naturalezza disarmante da un toccante omaggio a GianluigiGianniSecco, ad una dolcissima Cucurrucucù Paloma, alle tradizioni bellunesi de L’omo nero.

Il giro delle province venete si chiude con il veneziano Iacampo, che non pare aver risentito di questi mesi di stop forzato e si esibisce in una deliziosa Le mie Canzoni con il suo cantautorato così personale e figurativo, per poi annunciare che “ho comprato io il libro di Bizzarro, è all’asta”, e respingere al mittente Marchesini che aveva sbagliato ingresso e strappare risa e applausi al bel pubblico.

La serata scivola via in maniera così piacevole e naturale che accetto di buon cuore di lasciare lo spettacolo anzitempo (accogliendo tra i primi per altro l’invito di Simone, il padrone di casa, di non ammassarsi all’uscita), ma la cinquenne tradisce qualche segnale di stanchezza e pur avendo apprezzato il tutto (in particolar modo l’invito di Erika Boschiero ad accendere le torce dei cellulari per creare un po’ di scena) reclama un letto, per cui sì, è un report senza finale, senza il gran finale che posso solo presumere ci sia stato, con i quattro moschettieri assieme sul palco, distanziati il giusto, ma uniti dal grande abbraccio della musica.

Sopra il Venda ci sono le nuvole, ma noi siamo tornati a riveder le stelle, già. 

 

 

Alberto Adustini

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