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Protomartyr “Ultimate Success Today” (Domino Records, 2020)

Appena sotto resilienza/resiliente, nella speciale classifica di termini italiani che mi creano sentimenti poco amichevoli verso l’umanità tutta, si colloca divisivo.

Saltando a piè pari i contesti nei quali in tempi più o meno recenti mi è capitato di veder utilizzata la parola sopra citata, ho fatto questa scoperta sulla mia pelle: il fatto che una band abbia un cantante con una voce che ondeggia, barcolla meglio, tra il parlato che sovente diventa biascicato e il cantato che non di rado sconfina nello stonato, un’attitudine sul palco più adatta ad un netturbino in strada, alle 4 del mattino, in novembre, sotto la pioggia, aggiungiamoci una chitarra che mena fendenti acidi e nervosi senza sosta ed una sezione ritmica che strizza l’occhio diciamo ai Fall per dirne uno per tutti (insomma, tutte peculiarità che adoro e trovo quasi imprescindibili per poter ascrivere un gruppo alla mia cerchia di “band di culto”), ebbene, tutto questo ben di dio in un solo gruppo, e scopro che un sacco di gente non li apprezza. In alcuni casi arriva addirittura a detestarli proprio. Follia!

Si scherza ovviamente, ma la situazione sopra descritta si confà perfettamente al mio rapporto con i Protomartyr, quartetto di Detroit, giunti al quinto album in studio e che personalmente ho iniziato ad amare relativamente tardi, in occasione di quel Relatives in Descent, anno di grazia 2017, che è uno dei dischi che di rado mi stanco di ascoltare.

Amore dicevamo che però non si è affatto trasformato in un flirt estivo, al contrario, ma si è consolidato con l’EP Consolation (uscito in collaborazione con l’ex Breeders Kelley Deal) e che con quest’ultimo Ultimate Success Today è diventato una storia d’amore che non vedo come possa interrompersi.

Ora che ho scoperto da subito le carte e che non ho più spazio per bluff e doppi giochi, non ci giro attorno e direi che non sia sbagliato affermare che il succo, il nucleo di questo Ultimate Success Today non si discosti di molto dal suo predecessore, quantomeno nelle intenzioni, ampliandone però l’area di movimento, e non per una mera questione di incremento della strumentazione utilizzata; dopo nemmeno un minuto infatti dell’apertura affidata al singolo Day Without End compare un sax, ad aumentare il senso di tensione e sospensione di un brano di per sé già poco piantato a terra, che si spegne d’improvviso, quasi inatteso. 

I Am You Now ci riporta il Joe Casey (il cantante NdA) sermoneggiante di Here Is The Thing, mentre la chitarra di Gregg Ahee disegna incubi metropolitani su tappeti ritmici secchi e sincopati (vedasi anche la seguente The Aphorist) che risultano essere il vero marchio di fabbrica dei quattro.

Ascoltate Michigan Hammers per avere chiaro un compendio di come non si dovrebbe (pff…) cantare su di un disco, se siete di quelli che si trovano a proprio agio principalmente coi “poeti laureati”, io mi tengo stretto le esplosioni allucinate di Tranquilizer, il valzer drogato di Bridge & Crown, la dilatata coda, criptica e fatalista di Worm In Heaven (I exist, I did, I was here, I was, or never was recita il finale ), al quale si accompagna un video altrettanto allucinato, che merita 4.31 minuti del vostro tempo.

È un disco sconsigliato a quelli dal palato fino, a chi non ha ancora avuto il coraggio di affrontare i propri incubi peggiori, ai tecnofili (passatemelo come neologismo per piacere), a coloro alla ricerca di decorazioni, ornamenti e finiture di classe, ai canonici, agli amanti del reggaeton.

E se non rientrate in alcuna di queste categorie ed allo stesso tempo non vi siete innamorati di questo Ultimate Success Today, beh, de gustibus non est disputandum.

Divisivi si diceva…

 

Protomartyr

Ultimate Success Today

Domino Records

 

Alberto Adustini

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