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Fontaines D.C. “A Hero’s Death” (Partisan Records, 2020)

Post Punk, Poesia e Spontaneità

 

Un tizio con una camicia british.

Un viso pulito da ragazzo della porta accanto.

Un paesaggio marittimo, molto malinconico.

Poi l’attacco.

“Life ain’t always empty”, ripetuta per svariate volte.

Questo l’inizio del video (registrato a distanza poi assemblato) di A Hero’s Death, brano che dà il nome al nuovo lavoro dei Fontaines D.C..

Un mantra vitale, con la voce chiara e malinconica (e la poesia) di Grian Chatten che ci spinge a buttarci nella vita, senza rimandare a domani. Disintossicarci da un passato per riuscire a vivere nella sincerità ci porterà alla vera felicità.

Questo il manifesto del gruppo. 

La sincerità e la vitalità. Il loro intento di non piegarsi al rock moderno commerciale, ma di appagare il loro bisogno di esprimere emozioni e sentimenti in linea con l’ideologia post-punk e retro nostalgica.

Nel 2017 esplode il fenomeno Fointanes D.C., dall’Irlanda esportano la loro visione musicale incentrando il loro primo lavoro sulla realtà di downtown Dublino.

In questo nuovo album troviamo una ricerca più attenta alla comunicazione, un’urgenza comunicativa. Paura del futuro, speranza e disillusione si confondono tra i vari brani dell’album, portando dell’ascoltatore un tumulto di emozioni.

I Don’t Belong, si apre con riff di chitarra molto reali, accompagnati dall’entrata a scaglioni del basso e della batteria, per testimoniare la paura del futuro, la voglia di autonomia e la speranza (o il desiderio) di non essere catalogati, inglobati in una società che non li rispecchia.

Musicalmente influenzati da vari generi e da vari artisti, riescono a creare la loro visione di musica generando brani molto diversi tra loro, sia in sonorità che nei testi.

Il poeta-cantante si focalizza su temi moderni come in Televised Mind, dall’intro post punk con un potente giro di basso, dove mette in guardia l’ascoltatore dal pericolo della TV e della commercializzazione della vita degli artisti. Non ha bisogno di urlare per esprimere la sua contrarietà verso i social media moderni, il suo modo di esprimersi è disilluso, quasi nostalgico, come in Love Is The Main Thing, dove sembra stia ripetendo solo un vecchio slogan in cui nessuno crede più. Più che un’affermazione si tramuta in domanda, graffiante e dolorosa grazie al talento dei musicisti, dal basso alla batteria passando per le chitarre così finemente distorte. 

Il disagio esistenziale contagia Oh Such A Spring, che racconta una giovinezza scivolata via troppo presto. You Said, quinto pezzo dell’album richiama le sonorità dei Sonic Youth, cantati da Liam Gallagher.

La vera natura di questo gruppo la troviamo in Living in America, chitarre su di giri, e un cantato profondo, basso, tonalità che strisciano sotto pelle fino a far vibrare l’anima.

L’emotività profonda in Sunny e No, ultimi due brani dell’album, pezzi capaci di strappare quel che resta della nostra benamata anima.

Il loro lavoro è davvero ottimo, ogni brano ha vita propria, sonorità che richiamano svariati stili ed artisti (dai Sonic Youth, al malessere dei Joy Division, alla drammaticità de The Smiths, alla leggerezza de The Strokes) creando un loro personalissimo stile.

Un album utile per tante cose: pensare, piangere, scopare.

CONSIGLIATISSIMO.

 

Fontaines D.C.

A Hero’s Death

Partisan Records

 

Marta Annesi

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