Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Sarah Walk “Another Me” (One Little Independent Records, 2020)

Nothing’s hurt me more than men that grew up with no consequences.
La padrona di casa ci accoglie con queste parole, dopo poche note, nella prima traccia di questo album.
Il primo ascolto avviene in preda a un lieve senso di colpa per genere, orientamento, storia personale e situazione endocrina.
Poi un’immagine, di mia figlia nella vasca, cinque anni, capelli raccolti, luce da tramonto, mi riappacifica col mondo e con questo album. Perché, alla fine, noi maschietti viviamo un enorme conflitto interno, fatto di sensibilità soffocate vs. celodurismo istituzionale, di poetica interna vs. gara di rutti. A volte neanche noi ci sopportiamo, solo non siamo capaci di cantarlo così bene.

Sarah Walk aveva piacevolmente stupito la critica con il suo primo album, Little Black Book, nel 2017. Un disco fatto di pianoforte, testi profondi e una voce notevole.
Questo Another Me è frutto di una nuova produzione, affidata a Leo Abrahams, musicista, autore e produttore britannico, che vanta collaborazioni con Regina Spektor ed Editors, Paolo Nutini e Brian Eno.
Ma delle piano ballads del primo lavoro qui rimane poco. I brani sono sorretti da sezioni ritmiche più sytnh pop, arricchendo il ritmo interno dell’album, e i movimenti all’interno delle singole canzoni giocano con le saturazioni, di strumenti, di voce.
E proprio voce di Sarah merita una menzione a parte. Così come la sua estensione vocale, che soprattutto nei bassi lascia piacevolmente sorpresi gli ascoltatori. Ecco, avete presente quelle presunte cantanti, con trucco da Casa nella Prateria e ukulele in mano, sguardo verso l’alto a destra e sequenza di sussurri e ultrasuoni con distruzione programmatica di un qualsivoglia pezzo intimista? Bene, la nostra Walk è la loro nemesi, per uso del diaframma, per aria tra le corde vocali, per vocabolario, intenzione e obbiettivo finale. È un album che viene cantato, non sussurrato, e a gran voce si trattano temi come la misoginia, vulnerabilità, l’autodeterminazione, la definizione di se stessi.
È un album crepuscolare, per ritmi ma soprattutto per la sospensione in cui galleggia: è una continua riflessione sulle azioni, quindi sull’essere, in attesa di una risposta o di una conseguenza. È un album sulla terza legge della dinamica femminile, che analizza il personalissimo segmento che unisce azione e reazione, causa ed effetto. 
La cantante stessa spiega:

Con questo album, vorrei sottolineare che ci sono molte cose che le donne sentono e sperimentano al di fuori delle relazioni romantiche. Ci sentiamo in colpa quando diciamo no, ci assumiamo responsabilità anche quando non dovremmo, ci scusiamo anche se non abbiamo fatto nulla di male. Queste sono tutte situazioni che sto cercando di disimparare. Questo è un album sull’emarginazione, sull’essere donna, sull’imparare a stabilire i confini senza scuse, e senza sentirsi in colpa per questo. Imparare ad amare del tutto senza aspettative.

Another Me è un bellissimo flusso di coscienza, un monologo interiore a voce alta, personale ma universale, lirico a volte, mai barocco.
Ci sono dubbi e interrogativi in questo album, che riescono ad arrivare anche a noi maschiacci, senza sforzi eccessivi, anche se spesso abbiamo evitato le conseguenze.
E alla fine dell’album avrete quella stessa sensazione di quando, a fine serata, dopo qualche pinta, vi accorgerete di aver ascoltato una persona di valore, che non è mai cosa scontata.

 

Sarah Walk

Another Me

One Little Independent Records/Audioglobe

 

Andrea Riscossa

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