Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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IDLES “Ultra Mono” (Partisan Records, 2020)

Quale è l’atto più rivoluzionario per contrastare l’odio?

La risposta più ovvia è l’amore. 

Odio genera odio, una spirale autodistruttiva per l’animo umano.

Nelle menti neanderthaliane il romanticismo è noioso, scontato; sentimenti come l’amore, la gentilezza e la delicatezza sono fuori moda. Chi vince è sempre chi ama di meno, e la scelta più punk che possiamo fare è provare e dimostrare amore. 

Distruggendo gli stereotipi più comuni attraverso la loro personalissima visione ed interpretazione del punk, gli Idles, controverso gruppo proveniente da Bristol, ci presentano il loro nuovo album Ultra Mono, anticipato da vari potentissimi singoli, che girano sul web da vari mesi.

La band rifiuta l’idea di essere etichettata in un genere unico, tanto che si definiscono heavy post punk. Esordiscono nel 2009 e dopo un lungo processo di auto-definizione e ricerca del proprio sé ci regalano questo album. Un lavoro complesso, dove la rabbia di Joe Talbot  verso le problematiche del mondo moderno esplode in testi poetici incazzosi, accompagnato da strumenti indemoniati. L’accento tipico inglese conferisce ai brani quell’aura di eleganza, distrutta da chitarre pesantissime, batterie pestate a sangue e bassi profondi. La loro unicità stilistica ed emotiva è un diamante grezzo nel panorama musicale moderno.

Gli Idles sono come grassi lottatori di sumo che atterrano sulle tematiche più scottanti della nostra società, frantumando ogni pregiudizio, ogni forma di odio razziale o di genere, portando un messaggio di amore e pace in una maniera assolutamente non banale.

“Black is Beautiful” urla Talbot in Grounds, spezzando le reni al razzismo, tema ripreso anche in Model Village, brano iconico, dove si scagliano contro la mascolinità tossica, questo senso errato di ricerca di una vita perfetta in linea con i canoni della società. Qui ci esortano a prendere il volo, inteso non tanto in senso fisico ma come distaccamento mentale verso questi obsoleti stereotipi sociali.

Ci inducono a lottare, non come scelta ma come necessità contro le avversità della vita in War, utilizzando ritmiche spartane e chitarre distorte, tentando di riportare la musica a quello che è, ossia un mezzo comunicativo reale, sincero, dove non conta l’intonazione e la perfetta esecuzione dei brani, quanto il messaggio contenuto nei testi. 

Il suono intenso della chitarra nell’introduzione di A Hymm, alla quale si aggiunge la voce profonda di Joe che sussurra “I want to be loved, everybody does” trasforma il pezzo in qualcosa di introspettivo, di quel bisogno di essere amati che risiede in ognuno di noi, che molto spesso viene rinnegato per la vergogna o per la paura di essere rifiutati. Un brano che porta in alto la libertà dei sentimenti.

La loro poetica romantica dai toni bruschi è dimostrata anche in The Lover, manifesto del loro heavy post punk (“Fuck You, I Am A Lover”), dove distruggono questa moderna ondata di disfunzione emotiva, rigenerando il concetto di amore.

L’armonia caotica è destabilizzata dai 30 secondi di pianoforte dell’intro di Kill Them With Kindness, dove l’intento di Joe è proprio rompere ogni regola, utilizzando la gentilezza per portare scompiglio. 

L’intenzione è di abbattere tutti i tipi di cliché, in Mr. Motivator, donandoci quella carica positiva di cui abbiamo tutti fortemente bisogno.

Adrenalina, Libertà e Contenuti Profondi.

Una band controversa, reale, viscerale, romantica. 

Gli antieroi di cui avevamo fortemente bisogno. Tutto l’album sembra dire chi se ne frega della perfezione musicale, l’importante è il messaggio che vogliamo mandare.

Prendetevi ‘sto casino e fatene quel che volete.

 

IDLES

Ultra Mono

Partisan Records

 

Marta Annesi

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