Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Phoebe Bridgers “Copycat Killer / If We Make It Through December” (Dead Oceans, 2020)

Non mi vergogno a dire di essere arrivato tardi. Capita.

In più sono anche particolarmente orgoglioso di aver superato la mia naturale ritrosia e sofisticatezza nei confronti dei nomi troppo mainstream e inflazionati, come in effetti quello di Phoebe Bridgers potrebbe sembrare.

Tuttavia mi sa che siamo di fronte ad una versione femminile di re Mida, almeno attualmente, perché la ventiseienne californiana continua imperterrita a trasformare in oro tutto ciò che le passa per le mani, vi basti fare un salto su Youtube e cercare Phoebe + Bridgers + Radiohead (poi mi fate sapere).

Ebbene quasi a sorpresa qualche giorno fa la nostra esce con un EP, Copycat Killer, quattro brani, quattro estratti del suo ultimo album, Punisher, rivoltati e scarnificati e ridotti all’osso e poi rivestiti di archi e arrangiamenti che poco avevano da spartire dai precedenti ma che stanno di un bene che sembra siano nati assieme.

Prendi una Kyoto, che il suo incedere à la Belle and Sebastien diventa una dolce confessione su quel mirabile tappeto orchestrale fatto di viole e violini e molto altro, arrangiato dal prodigioso Rob Moose. Così la dolce Savior Complex e le sue chitarre folk e quel malinconico violino assumono toni quasi teatrali, con partiture ariose alternate a pizzicati saltellanti, come pure nella successiva Chinese Satellite. Punisher, scritta assieme al sempre caro Conor Oberst, a chiudere questo quartetto, in maniera molto più che degna questi 13 minuti che valgono tantissimo.

Qualche giorno appena ed ecco un altro EP, If We Make It Through December, altri quattro brani, tra cover e vecchie registrazioni, a tema Natale. Allora risparmiatevi (e risparmiamoci) stucchevoli polemiche o discussioni inutili su questo tipo di operazioni, ok? Me lo sono comprato su Bandcamp, l’ho pagato 5,13 € col cambio, non me ne pento, soprattutto perché è meraviglioso. E a me il Natale piace. E piace anche la buona musica.

Già l’omonima traccia d’apertura, incisa da sua maestà Merle Haggard nel 1973, regala, è proprio il caso di dirlo, emozioni sincere che se non vi si muove qualcosa ad altezza del cuore avete qualche problema mi sa, con la voce di Phoebe che mostra sfumature e colori che non avevo saputo vedere in passato, come quel flebile, talvolta impercettibile tremolo che si palesa, di tanto in tanto.

7 O’Clock News/Silent Night è invece un rifacimento del brano di Simon & Garfunkel (cioè il brano è Silent Night, quello famoso), cantato in coppia con Fiona Apple, con il contributo di Matt Berninger nelle vesti di anchorman a dare le notizie, che piano piano crescono fino a coprire il soave duetto femminile nel celebre motivo natalizio (con le cuffie l’effetto è molto migliore, parer mio). E sono brividi veri. Nuovamente.

Christmas Song mi ha ucciso, letteralmente. Un duetto con Jackson Browne (proprio lui) che ti scava dentro in maniera inesorabile. È una canzone di Natale, ma triste, con quel piano annacquato, “The sadness comes crashing like a brick through the window / And it’s Christmas so no one can fix it”, poi cresce, ma quando finisce continui a ricantarti in testa “You don’t have to be alone to be lonesome”. 

Have yourself a Merry Little Christmas torna nei binari della classicità, senza perdere quel tocco di phoebismo che ormai starete adorando quanto me e se guardate fuori e molto probabilmente, come me, non vedrete la neve, sarete comunque già in pieno clima natalizio. 

Questa è magia.

 

Phoebe Bridgers

Copycat Killer

If We Make It Through December

Dead Oceans

 

Alberto Adustini

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