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Malavedo è il posto, l’artista e lo stato d’animo

Malavedo è la prima uscita e il primo EP per l’omonimo artista. Giorgio Invernizzi, 24 anni, è un giovane artista originario della provincia di Lecco. Luogo da cui vuole fuggire, ma anche luogo in cui si è fermato a scrivere di sensazioni ed emozioni che legano un po’ tutti. Con un passato affezionato alla scena rap e hip-hop, ha sempre mostrato interessi svariati in quanto a melodie e sonorità, creando così un EP di sei brani e una varietà di generi mescolati molto accuratamente tra di loro. 

Il primo approccio al mondo della musica è avvenuto tramite qualche live a Lecco, grazie alla NDP Crew. Malavedo è un progetto che nasce dall’incontro con l’amico producer Dopio Picante (Davide Caldana) più indirizzato verso sonorità più accattivanti. Nel 2019 esce una prima traccia, Mayo. L’ingresso nel progetto del musicista Riccardo M. Colombo ha creato un ulteriore fusione di generi nuovi fino a far risaltare l’attitudine cantautorale e il gusto lo-fi dell’artista. In questo EP l’artista è pronto a far emergere racconti di sensazioni molto intime che si rivoltano contro il senso di oppressione e la voglia di scappare. 

 

Ciao Giorgio, benvenuto. Il 13 novembre è uscito il tuo primo EP. Come mai la scelta di produrre un EP e un album? 

“La scelta di produrre un EP non è a caso. Prima che ci venisse offerto il contratto dall’etichetta avevo quattro tracce già pronte e l’idea era di mantenere il progetto abbastanza compatto in modo che fosse fruibile dall’inizio alla fine, che raccontasse qualcosa. L’alternativa era di produrre un album da 10/15 tracce, ma con il rischio di “perdere” l’attenzione di chi ascolta i brani.”

 

Come mai la scelta del nome Malavedo? 

“Malavedo è il nome del rione di Lecco in cui vivo, ma in realtà è il luogo da cui me ne voglio andare. È una sorta di sentimento da cui voglio scappare, ma poi non ci riesco concretamente. Sentimento che poi in questo album ho tradotto in voglia di amare, ma senza riuscirci. Malavedo è il posto, l’artista e lo stato d’animo.”

 

Parliamo del primo brano, Solo sad song. Trasmette fin dalle prime parole un senso di solitudine e vuoto interiore. Quando hai deciso che era il momento di mettere nero su bianco determinati sentimenti e sensazioni? 

“Solo sad song l’ho scritta circa un anno fa, durante una relazione, tra alti e bassi. Nella canzone cito la macchina, la Polo, perché è proprio lì che l’ho scritta. La solitudine ha preso il sopravvento e l’ho scritta di getto. Al contrario di altri brani sui quali ci impiego più tempo.

 

Il filo conduttore di questo EP è la voglia di scappare, ma allo stesso tempo la confusione. Sei riuscito a descrivere con esattezza la sensazione di apatia dopo una delusione. In un brano in particolare, Che cerchi da me, hai contrapposto questa sofferenza ad una base più energica e grintosa. Come mai questa scelta?

“In questo traccia c’è l’influenza del mio produttore. Infatti la base esisteva già e ho deciso di accostarla a questo brano. La tristezza si trasforma un po’ in rabbia. Ho trovato interessante accostare due generi diversi proprio per riportare un po’ a quella confusione che descrivo nel brano.”

 

In generale tutto l’EP è accompagnato da suoni molto differenti nei vari brani, si percepisce il pop, ma anche l’influenza rap. A chi ti sei ispirato e da cosa nasce questa voglia di sperimentare, mescolando generi?  

“Artisti a cui mi sono ispirato per questo EP sono Frah Quintale e Venerus. In generale sono cresciuto ascoltando più artisti della scena rap: Salmo e Gemitaiz in particolare.”

 

Questo EP nasce anche dalla collaborazione con altri artisti e produttori (Dopio Picante, Riccardo M. Colombo). Parlaci un po’ di loro e in particole il perché la scelta è ricaduta proprio su di loro.

“Io e Dopio siamo amici da sempre, anche se abbiamo gusti abbastanza differenti riusciamo a prendere spunto l’uno dall’altro. L’EP, oltre che da me e Dopio, è stato prodotto insieme a Riccardo Colombo, chitarrista da molti anni, che ci ha dato una terza opinione per noi fondamentale.”

 

L’ultimo brano dell’EP Wanna u 2 stay racconta emozioni difficili” da scrivere, in modo molto semplice. L’ho ascoltato, non mi dici mai come stai” è la frase che mi fa pensare ad una relazione dove manca la cosa fondamentale, comunicare i propri sentimenti tanto da finire, così da aggrapparti ai ricordi, ma con la voglia di svoltare. Qui la base è come se seguisse il battito cardiaco di ogni singola emozione. È proprio questo che volevi? 

“È molto particolare come brano. È una canzone che sento molto mia. Presenta molto l’incapacità di comunicare, anche di esprimere i propri sentimenti. Per quanto riguarda la parte tecnica è il brano su cui abbiamo lavorato di più, sia sull’espressività del testo, sia sulla struttura della base. È stata una produzione molto curata dove abbiamo cercato di spingere oltre i nostri limiti. Anticipa un po’ quello che verrà.”

 

Domanda un po’ particolare. La musica sta passando un momento veramente complicato senza una via d’uscita. Tu da artista emergente come lo stai vivendo? Come vedi il futuro? 

“Come artista sono dispiaciuto del fatto di non poter promuovere live l’uscita dei brani. Anch’io ho dovuto rinunciare ad organizzare un release party per l’uscita dell’EP. Penso sia una parte fondamentale. Credo che si potranno inventare live con format alternativi nel rispetto delle regole, anche se il calore e l’energia che si crea nei live veri e propri non è paragonabile. La quarantena sicuramente è stata anche un po’ motrice di tanti bei progetti musicali. Anche nel mio caso, la canzone Pensieri notturni è stata scritta e prodotta in quarantena, nonostante fossimo tutti lontani.”

 

A proposito di futuro. Prossimi progetti? Videoclip?

“Ad oggi non ci sono progetti concreti, anche se ci sono nuovi brani già pronti, ma voglio pensare bene a quale strada prendere. A breve uscirà il primo videoclip e il merch. Il merch è stato disegnato da Dopio e lo faremo stampare in una serigrafia artigianale di amici a Milano.”

 

Elvira Cerri

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