Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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The Zen Circus @ Dumbo & Arena del Mare

• The Zen Circus •

Dumbo, Bologna // 13 Luglio 2021

Arena del Mare, Genova // 14 Luglio 2021

 

Per poter parlare di questo concerto bisogna prima fare un passo indietro a due anni fa, quando la virologia ancora non era comune argomento di conversazione e i live si potevano vedere gli uni appiccicati agli altri. Quello a luglio 2019 non è stato il mio ultimo concerto dell’era pre-covid, ma è stata sicuramente l’ultima volta in cui ho messo piede in un’Arena del Mare bardata a festa, per così dire. Appena entrati dal cancello assale quindi una punta di nostalgia: si sa che non sarà quello a cui siamo abituati, però, dopo un anno e mezzo di astinenza da live, le mascherine e le sedie non sembrano un impedimento poi così grande. 

A fare gli onori di casa ci pensano i Balto, giovane band romagnola che era tanto felice di calcare un palcoscenico quanto noi spettatori di vedere finalmente della musica dal vivo. Le loro canzoni, da Preghiera della Sera a Mac Baren, sono romantiche e malinconiche, ma con delle basi piuttosto movimentate e tanta, tantissima chitarra. Già dalla loro apertura si era capito che in questo concerto il “fattore umano” sarebbe stato in qualche modo più presente del solito, perché il fatto di tornare a suonare davanti a tanta gente – cosa non affatto scontata fino a qualche mese fa – sembrava di per sé un piccolo miracolo da tenersi stretto e condividere con il pubblico. 

La stessa sensazione di umanità si percepiva anche con gli Zen Circus, che sembrava fossero davvero tornati a casa, nella loro dimensione naturale. E si vedeva che gli era mancata, questa dimensione. Era come se avessero appena incontrato quell’amico di una vita che non vedevano da tempo, quello a cui vuoi tutto il bene del mondo e che conosci così bene da non avere bisogno di cedere al sentimentalismo. Così gli Zen Circus non tradiscono la loro natura, forse un po’ cinica ma sicuramente autentica e reale. Mai avevo visto un cantante dire al pubblico “lo sapete che siamo un po’ delle merde” e mai avevo visto un pubblico così complice con la battuta da mandarsi a fanculo da soli prima di intonare Andate tutti a fanculo. 

Lo stesso rapporto scanzonato ma complice non c’è solo tra la band e il pubblico, ma anche tra i membri stessi della band: i siparietti tra Appino e Ufo ad intervallare le canzoni hanno dato un ulteriore tocco di leggerezza, come quando il cantante ha dedicato al bassista la loro Figlio di puttana. 

Ma se c’è una cosa che caratterizza perfettamente gli Zen Circus è la versatilità, che durante i live si manifesta nella velocità con cui snocciolano una dietro l’altra le canzoni più diverse, tratte sia da album storici che da altri più nuovi, primo fra tutti il loro ultimo lavoro L’Ultima Casa Accogliente. Si è passato quindi da un dal momento più divertente a quello più coinvolgente sul piano emotivo. Dall’intro con Non si va a Non Voglio Ballare, che ha reso parecchio difficile per noi pubblico non rompere le righe in cui ci avevano chiesto di stare; dopo i toni più politici di Bestia Rara si passa a L’Amore è una dittatura, eseguita in una veste nuova rispetto a quella che avevamo visto al Festival di Sanremo due anni fa. Solo voce, tastiera e fagotto, per quella che è stata l’esibizione più teatrale e forse anche più emozionante dell’intero concerto. Per quattro minuti Appino si è spogliato dei panni del cantante e ha indossato quelli dell’attore, il che gli è riuscito incredibilmente bene. 

Anche il finale è stato un binomio di versatilità, con quella poesia che è L’anima non conta seguita da Viva, richiesta a gran voce da tutto il pubblico e cantata fino alla fine.

Insomma, Appino aveva esordito dicendo che, nonostante tutto, durante il concerto niente sarebbe cambiato e hanno decisamente mantenuto la promessa.

Report (Genova): Francesca Di Salvatore

Foto (Bologna): Alessandra Cavicchi

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