Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

Begin typing your search above and press return to search. Press Esc to cancel.
  /  Ascolta   /  Frank Carter & The Rattlesnakes “Sticky” (International Death Cult, 2021)

Frank Carter & The Rattlesnakes “Sticky” (International Death Cult, 2021)

Avevo pensato di creare la prima recensione “librogame” della mia vita. Per esempio, se sai cosa sia un libro game, salta a pagina ventisei, altrimenti continua a leggere l’entusiastica recensione di questo album!
A pagina ventisei avreste invece trovato una sana stroncatura per un album superficiale e dal vago sapore di plastica.
Poi sono passato agli Exercices de Style di Raymond Queneau, novantanove recensioni per lo stesso disco. Poi ho ridimensionato l’ego e le pretese. 

Perché la verità è che questo disco ha avuto un primo assaggio assai travagliato, che è successivamente scivolato in una crisi legata all’età (la mia) e al gusto (il loro), e che infine ha portato a una sintesi quasi insperata, un momento catartico, come quando, in gita scolastica, i professori si ubriacano con gli studenti.
E così, mentre lanciavo invettive contro Frank Carter e i suoi The Rattlesnakes, come un novello anziano, braccia dietro la schiena, davanti a un cantiere pieno di giovini, il disco, diabolico e subdolo, lentamente si mostrava a fuoco.

Sia chiaro, non riesco a non pensare che sia non esattamente originale e che abbia preso a piene mani da generi e discografie affini, anche se oggi si usano verbi come “tributare” e “omaggiare”, mentre in tempi non troppo lontani si sarebbe potuto sintetizzare il tutto in modo più veloce (e brutale).

Mr. Carter però sa che prendere da chi stava dietro, da chi è ai lati, ma anche da chi ti sta davanti (e ivi rimarrà per sempre) può essere una strategia vincente.
E sì, avete appena letto una metafora.

Per rimanere in tema di figure retoriche, l’intero disco è un ossimoro di dimensioni pantagrueliche. È ignorante nei modi, ma profondo in alcuni scorci. È ammiccante nei riff, ma ha una sua personalità. È uno di quegli album che funziona sicuramente meglio uscito dalla sala di registrazione e portato su un palco.

Perché fin da subito, dall’inizio della title track, il tutto appare un po’ sopra le righe. Si ha l’effetto “pentola a pressione”, come se l’urgenza di mostrare le carte, tutte e subito, in qualche modo rovinasse la conoscenza. Ignorante, come dicevo prima, nel senso più genuino e onesto del termine. E sorprendente, perché a leggere i testi si rimane piacevolmente spiazzati. Sembrano domande esistenziali salite come rutti alle tre del mattino dopo il sesto cocktail: tolto il contesto, rimane uno spunto interessante.

E quindi, horribile dictu, in questo disco punk rock, quasi classico in certi pezzi, la differenza la fanno le sfumature. Perché se l’impatto sonoro è potente, ma a tratti scontato, sta nell’intenzione la parte buona dell’album. Risultato? Tutto funziona bene, a tratti benissimo. Sembra addirittura curato nella produzione, a tratti fin patinata.

Accade per esempio che in Rat Race si arrivi al sassofono, mentre Carter si lancia in invettive contro politicanti opportunisti. E i temi non sono banali, passando dal machismo all’alcolismo di Take It To The Brink, alla critica sociale e quasi pirandelliana di My Town, eseguita con la piacevole collaborazione di Joe Talbot degli IDLES.

Il disco si chiude con Original Sin, che sembra gettare lo sguardo ancora più nel passato, grazie a ritmiche meno sincopate e alla sempre carismatica presenza di Bobby Gillespie (The Jesus and Mary Chain, Primal Scream).

Insomma, sufficienza piena. Un po’ perché un paio di pezzi rimangono stampati in testa come il peggior reggaeton, senza però rovinarti la giornata, un po’ perché è un disco divertente, agitato, a volte ben pensato.

 

Frank Carter & The Rattlesnakes

Sticky

International Death Cult

 

Andrea Riscossa

 

Pagina ventisei.
Se negli anni novanta ascoltavi NOFX, Weezer, Bad Religion e sai chi siano Clash e Stoogies, beh, hai per le mani un buon disco di musica che già conosci. 

Leave a comment

Add your comment here