Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Tre Domande a: Michael Sorriso

Come stai vivendo questi tempi così difficili per il mondo della musica?

Fortunatamente ho passioni trasversali e sfogo la mia verve creativa seguendo da vicino le evoluzioni e il percorso di un brand che ho fondato qualche anno fa, Italia90.
Mi è mancata particolarmente la dimensione live, seppur non avessi dei tour programmati, ma è sempre stata la parte che preferisco e in cui so di potermi esprimere al meglio.
È stato anche difficile e lo è tutt’ora, dover attendere più di un anno per l’uscita delle canzoni registrate precedentemente, ma ho sfruttato l’attesa per iniziare a lavorare a del nuovo materiale. A inizio novembre, per esempio, è uscito il mio nuovo singolo, Pianoforti.

 

Come e quando è nato questo progetto?

Michael Sorriso nasce artisticamente con lo pseudonimo di Lince nel lontano 2005, anno in cui, quindicenne, feci la mia prima battle di freestyle.
Dopo più di un decennio di concerti, diversi mixtape e un disco pubblicato con un’etichetta indipendente torinese, ho deciso di virare sul mio nome di battesimo e di far coincidere il mio primo disco in Major, da professionista, con l’adozione di questa nuova identità, che poi è la successione naturale di quella precedente.

 

Se dovessi riassumere la tua musica in tre parole, quali sceglieresti e perché?

Rap, anarchia, ricercatezza.
Rap perché è quello che faccio, lo strumento che utilizzo per esprimermi e con il quale mi approccio alla stesura dei testi.
Anarchia perché per me la musica è il luogo in cui potersi esprimere liberamente, senza preoccuparsi di pensieri e costumi imposti dalla società. È un posto in cui, chi ci vive, legifera; senza sovrastrutture e burocrazia.
Rap ed anarchia si alimentano a vicenda, nonostante il genere sia nato nella culla del capitalismo e nonostante prevalgano fenomeni che ne alimentano una visione stereotipata.
Ricercatezza perché odio le cose dozzinali e le cose fatte emulandone altre. Ogni canzone è stata composta con musicisti di grande spessore e con un certo gusto, con la speranza, assolutamente controtendenza rispetto alle necessità attuali e di mercato, che possa invecchiare al meglio e resistere ai segni del tempo, sia dal lato musicale che da quello autoriale.

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