Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Ministri “Giuramenti” (Woodworm, 2022)

I Ministri – il gruppo rock di Davide “Divi” Autelitano, Federico Dragogna e Michele “Michelino” Esposito – sono tornati con il loro settimo album Giuramenti, a un anno dall’uscita dell’EP Cronaca Nera e Musica Leggera.
La band ha annunciato l’uscita su Instagram con una presa di posizione sociale e romantica: “Mentre il vinile sembra aver trovato un posto nella modernità (spesso su una mensola più che sul piatto di un giradischi, ma tant’è), nessuno sembra voler dare una seconda chance al povero CD – nonostante siano ancora tante le case e le auto predisposte per lui soltanto. Giuramenti, il nostro prossimo album, uscirà il 6 maggio anche in Compact Disc, e per giunta in una speciale edizione che includerà anche i quattro brani dell’EP Cronaca Nera e Musica Leggera uscito l’anno scorso.”

Quando i Ministri pubblicano qualcosa di nuovo io sono felice, ma ho anche paura, perché temo sempre che le nuove canzoni non mi piacciano come le precedenti: è come se mi ancorassi a uno stato di perfezione e volessi custodirlo, evitandogli un possibile confronto fatale. La musica, però, deve maturare, perché i Ministri sono una band politica ed è la loro necessità di raccontare le criticità sociali attuali a renderli meravigliosi. 

Partiamo con i primi due singoli estratti dalle nove tracce del disco: Numeri e Scatolette. Numeri è un invito a riprendersi la collettività in un mondo permeato dai dati, in cui sembra che le cifre stabiliscano cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Oggi più che mai “Scendi in strada a cercare qualcuno / Scendi in strada a cercare rumore”, perché non è troppo tardi per vivere liberamente. A proposito del secondo singolo, i Ministri affermano: “Scatolette, tra le ballate che abbiamo scritto, è una delle più amare, probabilmente perché parla della crisi di una delle cose che ci sono più care – la musica. Quella musica con cui abbiamo stretto un patto ancora ragazzi, quella musica che pareva un angolo di libertà e indipendenza in un mondo che si preoccupava solo di far cassa, quella musica che sembrava poterci salvare. Scatolette è anche una canzone su tutte le luci che si sono spente: biblioteche e discoteche per la prima volta unite in un lento declino di cui non riusciamo più a vedere l’inizio.” La voce di Divi canta il dolore di chi ama il proprio lavoro ed è costretto a fare sacrifici e farsi sfruttare per avere una piccola speranza: “Voi ci volete comprare / Noi ci vogliamo salvare / Ma ci volete davvero / Non ci farete del male”. Raccontando la crisi della cultura e dello spettacolo attraverso la loro esperienza, i Ministri confermano un dogma forse sottovalutato: il personale è politico.

Ma passiamo alle note dolenti, ovvero alle mie canzoni preferite dell’album: Vipere ed Esploratori. Probabilmente, vi chiederete che senso abbia definire “dolente” qualcosa che mi piace, ma credo che il tratto distintivo dei Ministri sia la loro capacità di farti male. È la sensazione che provi quando infili le cuffiette e ascolti un brano che senti tuo e ti vibra nella pancia, per poi espandersi e farti venire la pelle d’oca. Vipere si apre con il finto messaggio tranquillizzante “Non avrai più niente da temere / Tra le vipere del tuo cortile / Stanno dormendo / Sotto quel sasso” e racconta un sentimento di continua incertezza. Ci sono momenti di calma in cui ti prendi del tempo per respirare e goderti la vita che ti sembra normale, ma le vipere stanno solo dormendo, è una quiete apparente accompagnata da uno stato di allerta che non ti abbandona mai. Esploratori è una canzone che si adatta a tante persone, uno di quei brani dei Ministri che parlano di percorsi di vita e disillusione e che si modellano sulle nostre vite. “Ti volevi arrampicare / E trasformare il mondo insieme a lei / Ma il mondo finisce qui.”

Davanti al computer, digitando le lettere per raccontarvi cosa penso di Giuramenti, ho realizzato quanto sia strano, da ascoltatrice, avere paura di un nuovo album: non è forse un sentimento che ci si aspetta dai musicisti? Si è creato un senso di reciprocità e credo che sia l’apice della musica. Inoltre, non è sempre corretto considerare ogni album come un’entità a sé stante: Giuramenti fa parte di un discorso più ampio che i Ministri portano avanti dal 2006, fatto di arte politica o, come piace definirla a me, lotta cantata. È come leggere un libro in cui ci sono svariati capitoli e alcuni possono essere migliori di altri, ma è il loro insieme a rendere completa la storia. Quindi, nessuna delusione: le nuove canzoni mi piacciono come le precedenti.

 

Ministri

Giuramenti

Woodworm

 

Marta Massardo

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