Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Cris Pinzauti “Moonatica” (self, 2022)

Sotto l’abbraccio etereo di una luna pallida e striature nere e blu, c’è un corpo di donna che galleggia divisa tra cielo e terra, un corpo senza peso, i capelli lunghi trasformati in piante acquatiche. Si tratta solo di un’immagine, eppure ne senti l’acqua fredda che l’accarezza, la voglia di toccarla si fonde al timore di svegliarla dal suo sonno infinito, dal suo essere archetipo di un’umanità dolcemente folle e fatalmente spezzata. Lei è l’Ofelia dell’artista livornese Enrico Guerrini che si staglia sulla copertina di Moonatica il nuovo progetto di Cris Pinzauti, classe 1971, cantautore del panorama underground pop rock fiorentino. Dopo il debutto da solista con Black del 2015, Pinzauti esce ora con il suo secondo lavoro totalmente indipendente da ogni definizione e ogni etichetta per potersi esprimere liberamente, senza sottostare ad alcuna dinamica che non sia quella essenziale della musica.  

Anticipato dai singoli Parafulmine e Non Andar Via, Moonatica evoca nel titolo la pazzia e la volubilità che nel passato erano visti come frutto degli influssi lunari, giocando con l’italiano e l’inglese, lingua d’adozione musicale, per un effetto accattivante. Così come nel titolo, il progetto si compone degli stessi brani cantati nelle due lingue per diventare un viaggio di nove tracce speculari per parlarci di un’umanità spesso difettosa e fragile. Parafulmine è il tormento di chi ha vissuto una storia di amore come un rifugio sicuro contro le tempeste della vita, illudendosi di potersi creare una difesa dove rimanere per sempre. Pinzauti canta con un timbro alto e pulito, l’attacco della canzone è come un grido dell’anima che si confessa a suono di una chitarra elettrica graffiante, mentre il basso avvolge l’ascoltatore in un sottofondo cupo, di battiti, forse passi, oppure entrambe le cose. Il cuore è in gola, oppure se ne va chissà dove, forse verso la versione inglese Ghost che risponde allo spaesamento di chi ha visto il suo parafulmine sparire diventando graffio come la musica e dicendo, senza troppi complimenti, che quando si smette di amare, davanti vediamo solo un fantasma. 

Pinzauti non giudica l’umanità, bensì la osserva per come essa è: chiusa nelle sue paure, cristallizzata dentro labirinti creati dalla mente per intrappolarci in gabbie di paranoici mostri. Una struttura ritmica forte accoglie l’intreccio delle corde sapienti di Giuseppe Scarpato con il kick potente della batteria di Marco Confetti di Non Andar Via/Don’t Walk Away, una voce senza incertezze parla di amori malati e violenti attraverso gli occhi del carnefice, il ritmo martella ogni sbarra di quella ossessione arrabbiata dove la vittima è attirata e sedotta con false promesse. La musica accarezza e insieme colpisce come schiaffi su un volto, le parole vanno oltre l’emozione, arrivano alla mente, e ti chiedi se la vittima è solo una donna abusata nel corpo e nell’anima, oppure se c’è qualcosa di più, forse un mondo che offre ogni giorno seducenti speranze, mentre per ogni delusione si apre lo squarcio profondo in una fiducia bambina dove qualcosa muore per lasciare posto a un estraneo che non sei più tu. Sta a noi decidere se credere a quelle promesse o ribellarci come novelle Ofelie, uomini o donne indistintamente, rischiando anche di essere spezzati pur di non piegarsi. 

Presi da queste emozioni, trovare un luogo sicuro dove vivere una quotidianità felice diventa un imperativo, ma la strada è un vicolo cieco, perché l’uomo è un animale con un destino di dipendenze. Strega/Witch è un incontro di chitarre che circondano le voci di Cris Pinzauti con Eleonora Comemipare che si rincorrono tra parole e vocalizzi di un rapporto da cui puoi solo uscirne spezzato. La variazione ritmica dal pop al rock riproduce i contrasti dell’anima, fino a che la melodia della chitarra acustica svela a sorpresa l’intimità di un animo messo a nudo che parla per essere compreso, dal pubblico, ma forse, soprattutto, dal suo gänger.  Pinzauti ci offre una nuova definizione di uomo più vicina all’idea di pluralità di modi di agire, di pensare, di “funzionare”, o più semplicemente di essere. Il musicista unisce la sua voce a quella più bassa e decisa del fratello Marzio Pinzauti in Normalità/Come Back To Me, dove la diversità dei timbri diventa un interrogativo aperto a chi vuole rispondere: se le differenze sono inevitabili e fanno parte dell’essere umano perché ci ostiniamo a inseguire il mito della normalità quando alla fine la realtà è fatta solo di contrasti, disarmonie, di “Catrame che cade sulle fragole”? 

Moonatica è un progetto a volte scomodo, anche se non vuole mettere alle corde nessuno tranne il nostro coraggio nell’affrontare chi siamo quando veniamo messi alla prova con la realtà. Non usa uno sguardo compassionevole perché non vuole commiserare, né altero perché non guarda dalla distanza di uno scranno. Vuole semplicemente descrivere senza avvalersi di contorti synth od inutili distorsioni per parlare con suoni schietti, melodie strutturate da strumenti chiari e puliti che possano arrivare a chi le ascolta così come lo fanno le parole. Parole pronunciate da una voce ben modulata che canta l’uomo come esso è, né angelo né demonio. Solo un essere umano, con ombre e luci. Come tutti. 

 

Cris Pinzauti

Moonatica

self

 

Alma Marlia

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