Odio dignissimos blanditiis qui deleni atque corrupti.

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Tre Domande a: Nathan Radovic

Com’è nato questo progetto?

Non posso realmente dire che questo progetto sia “nato” da qualcosa in particolare. Tutto quello che ho fatto nel passato, dalla prima nota strimpellata sul pianoforte di mia nonna ai miei attuali esprimenti da produttore autodidatta mi hanno portato a questo punto della mia crescita artistica. Sicuramente il lockdown di due anni fa è stato un momento catartico. Come sempre nei momenti dove paura e incertezza potrebbero prendere il sopravvento quello che faccio è rifugiarmi nella musica. E per la prima volta dopo molti anni mio malgrado con un sacco di tempo a disposizione, mentre la vita frenetica di tutti i giorni aveva subito un brusco stop.
Ho ascoltato, cercato, provato sonorità nuove e scoperto quello che non avevo mai fatto sino ad ora: le mie radici più profonde. Sono nato a Trieste ma la mia famiglia originariamente ha radici serbo-croate. Ricordo che durante le videochiamate con i miei genitori su FaceTime abbiamo ripercorso tutto l’albero genealogico. Da lì ho iniziato ad ascoltare e riascoltare la musica proveniente delle mie terre: da Bregovic (mio papà è un suo grande fan e l’abbiamo visto circa una decina di volte dal vivo) ai Balkan Beat Box. Nello stesso periodo ho conosciuto Alberto Ladduca che da subito ha sposato il progetto che avevo in mente: unire le sonorità balkan con l’elettronica. Si è poi aggiunto anche Giacomo Carlone e ne è nato un vero e proprio brainstorming, o dovrei dire una tempesta di musica, dove ciascuno di noi è riuscito con il suo contributo e le proprie competenze a rendere reale qualcosa che prima era solo nella mia testa.
Zagabria è solo il primo singolo di questo nuovo progetto.

 

Cosa vorresti fare arrivare a chi ti ascolta?

Zagabria parla di un viaggio ma non necessariamente di una meta. Dovrei dire che parla di un percorso. A volte sentiamo il bisogno di percorrere kilometri non tanto per andare altrove quanto per interiorizzare qualcosa. La canzone ad un primo ascolto parla di un amore, forse perduto, sicuramente lontano. In realtà parla dell’Amore e di tutti gli amori. È un viaggio di cruda analisi di se stessi. Senza indorature, senza accondiscendenze ma anche senza giudizi. Perché solo capendo se stessi, i propri errori come anche le proprie imprescindibili necessità, solo così si può raggiungere l’Amore. In primo luogo l’amore per se stessi.
Anche a livello di arrangiamento musicale l’intento è quello di suscitare emozioni. Ad esempio il moog (per me uno dei migliori synth mai esistito) quando parte è un vero e proprio tuffo al cuore, e non solo sonoramente. L’instrumental inizia come una tranquilla ballad ma poi cambia ed esplode con l’energia delle danze gitane amate da Battiato. Questo è ciò che voglio far arrivare: un ballo emozionale.

 

Progetti futuri?

Dopo Zagabria sono già pronti altri singoli dello stesso progetto. Nel frattempo in brevissimo tempo uscirà anche il video della canzone diretto da Philipp Berezin – è un giovane regista russo di grande cuore e con tanta arte dentro. Ci siamo trovati molto in sintonia e sono super orgoglioso di aver potuto collaborare con lui. Poi spero di poter passare del tempo nella mia città natale per assorbire nuovi impulsi. Trieste è da sempre una città cosmopolita, crocevia di popoli e non di meno città di mare. Il suo essere poliedrica è la cosa più bella. Ovviamente vorrei anche portare tutte le canzoni dal vivo: finalmente stanno riaprendo i concerti e non vedo l’ora di poter vedere le reazioni “live” del pubblico. E’ una cosa che mi elettrizza. Finger crossed.

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