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Fast Animals And Slow Kids: da Perugia a Bologna in quattro domande

Dopo un tour primaverile nei palazzetti, i Fast Animals and Slow Kids sono pronti per partire alla volta del loro tour estivo che toccherà tutto il paese tra giugno e settembre. Abbiamo fatto due chiacchiere con il cantante Aimone Romizi per parlare un po’ in preparazione alla data bolognese al BOnsai Garden il 6 luglio.

 

Ciao Aimone, bentornato su VEZ Magazine! A distanza di un anno risalite sul palco delle Caserme Rosse, con lunica differenza che adesso si può restare in piedi, liberi, senza restrizioni e voi potete, finalmente, dare il massimo dal vivo. Gli ultimi due anni di restrizioni hanno influenzato il modo in cui vivete il palco e il pubblico?

Ciao VEZ! Per forza, penso che gli ultimi due anni abbiano influenzato qualsiasi aspetto della vita, non soltanto quello musicale o lavorativo. Ti dico solo questo: abbiamo fatto queste otto date invernali, anche l’Estragon a Bologna, e ogni volta che risalivo sul palco mi sembrava quasi di dover reimparare a starci sopra, che è una cosa strana perché noi facciamo questo mestiere da tanto tempo. Sono passati anni, quindi si potrebbe dire è come la bicicletta, tendenzialmente lo sai fare, invece questa volta è stato proprio diverso perché per un attimo almeno tutti i musicisti hanno detto: okay, forse sta roba qua dura per sempre e dobbiamo fare qualcos’altro. Quindi c’è stata quasi una stasi mentale che ha portato anche a una serie di pensieri dolorosi durante questi anni, quindi devo dire che sicuramente ha impattato. Ma, con il senno di poi, visto che sta riprendendo tutto quanto, anche i concerti, c’è qualcosa di positivo, una sensazione di novità che ridà una carica che dici “cazzo ma veramente era questa roba qua?” Al tempo stesso quindi c’è una sorpresa, quasi una riscoperta che, soprattutto per chi ci segue da tanto tempo, è molto importante riuscire a risentire: questo voler ridare indietro quello che ottieni con un applauso, con un urlo, con una canzone cantata è fondamentale ed è estremamente importante per riuscire a mantenere un concerto di un certo livello, affinché sia emotivamente coinvolgente. Devo dire che dall’altra parte questa situazione ha ridato anche forse una ventata di freschezza al tutto e spero duri il più possibile. Mi sembra così perché appunto abbiamo fatto otto date e da lì in poi sto fremendo per ritornare su un palco.

 

A settembre 2019 avete suonato in Piazza Maggiore a Bologna, in acustico e con unenorme folla attorno. Avete regalato a una piazza così grande minuti di empatia e intimità, quasi ad anticipare il tour in acustico post-pandemia. Avete intenzione di tornare a proporre performance simili?

Quella in Piazza Maggiore a Bologna è stata una roba stranissima. Era stata organizzata da Tutto Molto Bello e dai ragazzi del Locomotiv e l’abbiamo impostata come “Ma si dai facciamo questo acustico, vediamo come va, sarà una roba tranquilla”. C’erano seimila persone che ci hanno letteralmente circondato. Piazza Maggiore era piena ed è stata una roba assurda, dove si è creata anche una magia e unempatia pazzesca. Forse quella cosa è difficile da ricreare, nel senso che c’era una condizione particolare che ha portato a far sì che quella cosa lì fosse stata molto importante e sentita. È chiaro una situazione del genere io vorrei riprovarla, ma in realtà ora come ora il piacere di tornare a suonare con gli strumenti elettrici su un palco è impagabile, ci è proprio mancato. Tra l’altro, nel 2019 noi avevamo il nostro tour e quello è stato uno spot”, una cosa particolare all’interno del tour in cui suonavamo nel modo e nelle modalità con cui lo facciamo da sempre, quindi se si ricreasse la stessa situazione sarebbe perfetto. Se invece, come successo in questi due anni, ci ritrovassimo a dover forzatamente fare soltanto quella cosa lì, nonostante ci abbia ridato indietro tantissimo anche dal punto di percezione dei nostri stessi pezzi, magari ci ragioneremmo di più. L’importante è che contesti di questo tipo non siano forzati, deve essere qualcosa di spontaneo, perché quando lo abbiamo fatto spontaneamente è venuta fuori quella magia.

 

Bologna ha fatto sia da madre che da balia a cantautori del calibro di Dalla, Guccini e Morandi, mentre in tempi più recenti Cremonini, per citarne alcuni. Cosa ne pensi del cantautorato? Ti definisci cantautore?

Mmmh no, non mi definisco un cantautore. Anche perché il cantautore me lo immagino come una persona che determina il processo artistico. Cantautori e cantautrici sono persone singole che determinano la composizione della musica, nel mio caso io sono una band, in questo caso io con la bandiera di Aimone Romizi sto rappresentando la testa di quattro persone che compongono insieme. La musica che suoniamo è musica di insieme, quindi è abbastanza differente anche da un punto di vista “autoriale”: non c’è solo il pensiero di un singolo, anche se i testi li scrivo io. C’è sempre una compenetrazione del pensiero degli altri, perché alla fine scriviamo insieme. Se qualcosa non piace io torno sui miei passi e la riscrivo insieme agli altri. Ci sono battaglie continue prima che prenda forma la canzone finale. Quindi non mi sento un cantautore, anche se spero che le parole che utilizziamo nei nostri pezzi abbiano una risonanza di quel tipo, abbiano una risonanza importante nella testa delle persone che ascoltano, come succede con i grandi cantautori.

 

Se ti dico Bologna, cosa ti viene in mente? Hai qualche storia da raccontare passata in mezzo ai portici, o avventure stravaganti vissute in questa città?

Storia? Io ne ho a migliaia di storie su Bologna. Partiamo dal fatto che noi abbiamo suonato in qualsiasi locale di Bologna prima di iniziare a fare i grandi posti e le migliaia di persone. Una volta abbiamo suonato alle Scuderie in Piazza Verdi che normalmente è un bar, c’erano nove paganti, una volta abbiamo suonato all’Arteria, quella volta c’erano dodici paganti. Abbiamo suonato ovunque. In più Bologna per noi di Perugia molto spesso è anche un po’ il posto dove prendere la macchina e andare per vedere delle cose particolari, quindi ho visto dei concerti incredibili, dai vari Independent Days Festival dove ai tempi ho visto band magiche dai Lagwagon ai The Mars Voltama anche cose più piccole al Locomotiv o al Freakout. Ho visto una serie di concerti importantissimi per la mia vita e in più c’è stato un periodo in cui io gravitavo molto intorno a Bologna. Me la sono vissuta anche sotto i portici, quindi ho questi ricordi meravigliosi di nottate a suonare per la strada in zona Pratello.

 

Luca Ortolani

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