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José González. L’acustica dei due mondi.

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Il cantautore e chitarrista svedese di origine argentina José González ha preso parte al festival Percuotere la Mente 2022 di Rimini lo scorso 3 Agosto. Quello di González può essere definito uno degli stili più riconoscibili dell’indie rock, per il suono acustico che caratterizza i suoi progetti, tra cui anche l’ultimo, Local Valley, dove le melodie si arricchiscono in testi cantati in inglese, svedese e per la prima volta anche in spagnolo di area argentina, la lingua dei suoi genitori. Radici e culture estremamente diverse, quella argentina e quella svedese, che si incontrano nella musica di un artista appassionato e consapevole che abbiamo voluto conoscere più approfonditamente con questa intervista. 

 

Lo scorso 3 Agosto hai partecipato al festival Percuotere la Mente a Rimini, che si caratterizza per ospitare artisti intellettualmente stimolanti. C’è una ragione particolare che ti ha fatto accettare di partecipare a questa rassegna, magari correlata con il significato del nome stesso del festival?

“Non sapevo del significato del nome, ma adesso che lo sono sono felice che mi abbiano invitato! Nell’ultimo paio di dischi ho cercato di scrivere testi che facessero pensare la gente in modo diverso – se vogliono :)”

 

Cosa significa Percuotere la Mente per te?

“Immagino esporsi a nuove idee o punti di vista e permetterti di pensare in modo diverso.”

 

Che aspettative hai a suonare in Italia, di fronte al pubblico italiano?

“Non tanto diverse da altre folle estive. Ma sono comunque molto eccitato a suonare in Italia dato che non ho suonato qui tanto spesso come in altri Paesi europei.”

 

Sei nato in Svezia, ma da genitori argentini che hanno lasciato la loro patria in quanto erano attivisti politici. Cosa è voluto dire per te crescere in Svezia e unire il suo contesto al background sociale e culturale della tua famiglia? Come ne è stata influenzata la tua musica?

“Penso che sia fantastico avere un background misto e dato che ho sempre vissuto a Gothenburg in Svezia mi sento più Svedese che altro. Quando sono in Argentina mi sento come uno straniero, ma sono sicuro che cambierebbe se solo passassi più tempo lì. Ho un accento leggermente di Mendoza con alcuni idiomi che erano popolari negli anni ’70.”

 

La tua musica è stata influenzata da questa cosa e se si, come?

“Penso che la mia musica sia stata influenzata da un sacco di cose, alcune più deliberate e a altre senza pensarci. Ho studiato chitarra classica spagnola, ho imparato a cantare e a suonare attraverso i Beatles e la bossa nova. E quando ho iniziato a scrivere le mie canzoni sono stato pesantemente influenzato da Silvio Rodriguez da Cuba. Durante il periodo in cui stavo raccogliendo le canzoni per il mio primo album ascoltavo cantautori del Regno Unito e degli Stati Uniti – musica che ascoltavo con i miei amici. Così le canzoni sono state influenzate da molti stili e volevo che l’album fosse diverso dagli altri artisti che erano in voga in Svezia in quegli anni. Penso che il mio background così variegato mi abbia aiutato a costituire il mosaico che è il mio stile.”

 

Quale, secondo te, dovrebbe essere il ruolo di un artista in questo periodo fatto di guerre, crisi economiche e rapporti sociali sempre più veloci e in alcuni casi superficiali?

“Il ruolo dell’artista e dell’arte in generale è quello di essere qualsiasi cosa l’artista vuole che sia. C’è sempre spazio per diversi scopi e ambizioni. Alcuni possono essere esteticamente piacevoli e altri l’opposto. Alcuni possono essere politici e altri semplicemente a disposizione per dell’intrattenimento spensierato. Forse l’unica cosa da tenere a mente è come l’artista usa le sue piattaforme. Più grande la piattaforma, più grande è la responsabilità di non disinformare o istigare odio.”

 

Tu suoni usando il fingerpicking, uno stile che non è più molto diffuso, mentre altri musicisti usano sonorità digitali ogni giorno di più. Pensi che in futuro la musica sarà sempre più sintetica?

“Non ho idea di cosa ci riservi il futuro. È stato divertente sentire che un’intelligenza artificiale ha scritto Bach e i Beatles e non vedo l’ora di vedere gli avatar degli ABBA ma sono un sostenitore dell’aspetto artigianale di ascoltare e vedere le persone suonare strumenti acustici. Sono comunque sicuro che le intelligenze artificiali e le esperienze virtuali potranno tener conto di ogni tipo di gusto in un futuro lontano.”

 

In Local Valley, il tuo ultimo progetto uscito nel 2021, canti per la prima volta alcune canzoni in spagnolo argentino, la lingua dei tuoi genitori. Perché questa scelta?

“Avevo provato nei miei album precedenti ma mi ero bloccato ed ero passato all’Inglese. Questa volta non è successo – a dire il vero è stato facile e divertente! Forse la mia ambizione di far colpo sui miei figli mi ha aiutato.”

 

Parliamo di Visions, una delle canzoni di Local Valley. Verso la fine del brano tu dici “No, we can’t know for sure what’s next /But that we’re in this together/We are here together” come a voler rassicurare l’ascoltatore che, anche se il future è incerto, essere uniti è l’unica forza che ci farà superare il momento. Da cosa nasce questa tua riflessione?

“Penso raramente pensieri miei. Cerco di fare affidamento su pensatori migliori e più informati. Ci sono un paio di posti dove trovo pensatori interessanti: The Long Now, Edge.org e la comunità Effective Altruism. Mettono in evidenza sfide che necessitano di un’azione e collaborazione collettiva globale: crisi ecologica, armi nucleari, biologia sintetica, intelligenza artificiale disallineata. Ma mettono anche in evidenza tutti i fantastici successi che abbiamo realizzato e che possiamo realizzare in futuri possibili. Tornando ad una visione più umanistica, penso anche che non possiamo far affidamento su nient’altro che su questa vita che abbiamo – dopo la nascita e prima della morte.”

 

Local Valley è uno sguardo sul mondo filtrato dall’amore, dall’arte e dalla ragione. Cosa è per te l’amore?

“Solo un sottoprodotto evolutivo degli stimoli elettrochimici dei neuroni a copiare i nostri geni. No, scherzo ;)”

 

Alma Marlia
Editing e Traduzione: Francesca Garattoni

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